Una sana abitudine del traduttore letterario

 Categoria: Traduzione letteraria

Pochi giorni fa mi sono imbattuta in un brano estratto dal libro Growing up Feminist in a Muslim Land di Amira Nowaira, direttrice del Dipartimento di Lingua e Letteratura Inglese presso l’Università di Alessandria di Egitto, traduttrice di eminenti opere letterarie arabe, scrittrice e collaboratrice de The Guardian e Al Ahram Weekly. Il testo mi ha fatto molto riflettere su uno degli ingredienti fondamentali per una buona traduzione letteraria: l’amore verso la lettura. Che il traduttore letterario sia, in primis un lettore e, dunque, uno scrittore è cosa più che risaputa. Ma – a mio modesto avviso – la passione verso la lettura, la bramosia di leggere e leggere come caratteristica fisiologica del traduttore è spesso minimizzata dinanzi alla limitazione dell’attività di traduzione a semplice trasporto di un testo da una lingua all’altra.

Contrariamente a siffatta freddezza accademica, leggendo il brano sopramenzionato, rimango catturata dal modo in cui la scrittrice egiziana descrive la sua attitudine, al limite del maniacale, durante gli anni degli studi superiori e universitari, nel leggere qualsiasi cosa su cui si posava lo sguardo: dalle cartacce gettate per strada agli involucri della frutta e verdura usati dai negozianti per avvolgere gli alimenti. “Era come se il cervello andasse alla velocità della luce mentre ogni cosa intorno a me procedeva con la lentezza di una tartaruga”; pertanto, l’autrice si accostava alla lettura come se nei testi fosse contenuta la chiave per entrare in un mondo magico e misterioso, ben lontano dalla sua realtà ordinaria.

Questo brano mi ha molto stimolata e coinvolta emotivamente. Nell’intagliare con attenzione una frase o nella scelta di una singola parola all’interno di un contesto narrativo non può esserci spazio solo per la tecnica. Irrigare una buona metodologia con la passione per la lettura è per un traduttore letterario fondamentale perché come scrive Nowaira nel raccontare l’emozionante viaggio in due masterpiece della letteratura mondiale – la “Trilogia”di Nagib Mahfuz e “I Fratelli Karamazov” di Fedor Dostoevskij – “era come se una sorta di scrigno contenente ogni bene a me sconosciuto mi cascasse aperto tra le braccia conducendomi verso mondi di cui ignoravo l’esistenza”.

Autore dell’articolo:
Valentina Di Bennardo
Traduttrice arabo/inglese/francese – italiano
Palermo