Traduzione intersemiotica in Kara Walker

 Categoria: Traduzione letteraria

Nel corso dei secoli la letteratura è stata utilizzata come mezzo di espressione dell’alterità, delle culture – nere – della differenza. In particolare, l’atto di appropriarsi della parola scritta ha rappresentato, soprattutto per la cultura afro-americana con la sua storia di abusi, schiavitù e voci silenziate, un gesto di risarcimento e affermazione che non si è compiuto seguendo la strada della mera imitazione ma che ha seguito nuovi percorsi rinnovando e sconvolgendo vecchie categorie letterarie canoniche, non adattabili ai suoi nuovi contenuti.
Le alterazioni e le modificazioni di tecniche di espressione e di narrazione convenzionali riescono a realizzare il superamento della tradizione, attuano una riconfigurazione e necessitano di una nuova conseguente interpretazione. Interpretare è anche tradurre.

Il linguista Jakobson fu il primo a dare la definizione di traduzione, distinguendone tre tipi differenti: la traduzione intralinguistica, la traduzione interlinguistica, la traduzione intersemiotica. In questo articolo approfondiremo la definizione di quest’ultima, la sua relazione con un modus operandi tipico degli scrittori e degli artisti neri e, in particolare, utilizzeremo come esempio di tale pratica parte dell’opera di Kara Walker A Negress of  Noteworthy Talent,
in cui l’atto traduttivo si esplica nella trasposizione di materiale linguistico-letterario in narrazione visiva su panorami murali. Dalla parola all’immagine dunque.

Nelle parole di Jakobson, la traduzione intersemiotica o trasmutazione consiste nell’interpretazione dei segni linguistici per mezzo di sistemi di segni non linguistici.
Per riuscire a comprendere a fondo il modo in cui Kara Walker ‘traduce’ i classici della letteratura americana, dapprima manipolandoli e successivamente esprimendoli per mezzo di un canale diverso, bisogna sicuramente tenere a mente che la traduzione, da un punto di vista teleologico, è un processo di comunicazione mentre dal punto di vista pragmatico, pratico, è un processo decisionale. L’attività traduttiva è in ogni sua fase il risultato di una decisione e di una scelta. Dunque, le decisioni della Walker nelle vesti di traduttrice sono motivate, necessarie e funzionali al suo progetto di costruzione di un universo della significazione e di un testo d’arrivo che possiede rapporti piuttosto particolari con il testo di partenza, che chiariremo da qui a breve.

La traduzione intersemiotica nell’installazione walkeriana implica un cambiamento di codici tale che la parola, o in un’ottica più vasta il testo composto da segni verbali, viene trasmesso, dopo essere stato modificato e riformulato in segni non verbali, dalla pagina scritta all’immagine.
L’atto traduttivo, dunque, può produrre una serie di altre modificazioni motivate da una cornice ideologica, divenendo cosi anche una forma di riscrittura. Molte esperienze di riscrittura moderne si basano proprio sull’interpretazione e il rimaneggiamento di un testo fonte in un testo d’arrivo espresso in un altro codice. Emblematico, per esempio, è il passaggio dal testo scritto,
il romanzo, al cinema.

La seconda e ultima parte di questo articolo sarà pubblicata domani.

Autore dell’articolo:
Alessandra Di Lorenzo
Dott.ssa in Letterature e Culture Comparate – Università di Napoli L’Orientale
Catanzaro