Traduzione è comunicazione

 Categoria: Traduzione letteraria

Normalmente si pensa alla traduzione letteraria come a un lavoro per solitari, noioso, adatto a chi non ama entrare in contatto con gli altri, a chi non cerca un lavoro dinamico e attivo ma piuttosto un lavoro fatto di riflessione, di pause, di ricerche estenuanti tra vocabolari cartacei e digitali, con solo uno schermo come referente, confinato tra le pareti di una stanzetta angusta.
In realtà, chi si avvicina seriamente al mondo della traduzione, sa che tradurre equivale a comunicare, che la traduzione non è un arido esercizio intellettuale, ma una sorta di porta magica che mette in comunicazione due mondi e due culture differenti.

Riprodurre correttamente il senso di un’opera letteraria è solo il punto di partenza del lavoro di un traduttore. È come quando si deve scolpire un materiale rigido e si inizia sbozzandolo sommariamente, per poi dargli una forma ben precisa, e, infine, lo si rifinisce nei minimi dettagli perché quella forma non sia una forma anonima ma porti il segno personale, riconoscibile, di chi l’ha scolpita. Il traduttore deve, in più, entrare con umiltà e ricettività nel mondo dell’autore, deve farsi medium di un messaggio che non è suo, ma che dovrà fare suo, trasmettendolo con la massima fedeltà possibile.

Dopo la prima stesura della traduzione, liberatosi degli impicci grammaticali, delle pastoie della sintassi e di tutti quegli ostacoli che la diversità tra la cultura di partenza e quella di arrivo comporta, ecco che avviene una sorta di magia. Si inizia a pensare alle sfumature, alle intenzioni dell’autore quando ha messo in bocca questa o quell’altra frase a un personaggio, all’effetto che voleva sortire con quella particolare descrizione. Ed è in quel momento che la traduzione cessa di essere un elegante esercizio mentale, e inizia a diventare un’arte.
L’arte fluida di entrare e uscire da quella porta tra i due mondi, scegliendo cosa trasformare e cosa mantenere, e, soprattutto, quanto fidarsi del lettore che godrà (si spera) di quel lavoro.
Già, il lettore. Quello è il problema ultimo, ma non meno importante, di chi si appresta a tradurre un’opera letteraria.

Se, nella prima fase, il traduttore ha cercato di entrare in sintonia con il mondo dell’autore, nella seconda fase di lavoro deve iniziare a chiedersi: “Come recepirà il lettore questa mia soluzione?”
Ecco che da linguista e medium, il traduttore si trasforma in lettore. La parte più ardua, non per nulla esiste la figura del revisore.

La seconda e ultima parte dell’articolo verrà pubblicata domani.

Autore dell’articolo:
Gloria Falcone
Traduttrice EN>IT
Palermo