Traduzione è comunicazione (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

Ma non si tratta solo di un labor limae, per dirla in latino, ma di un vero e proprio tentativo di sdoppiamento. Chiedersi se il libro tradotto che stiamo leggendo sia veramente leggibile, fruibile, è uno dei problemi più notevoli di chi lavora a una traduzione. Ovviamente quando parlo di “leggibilità” di un’opera, do per scontato che non si stia parlando della sua complessità intrinseca o di quell’oscurità semantica voluta dall’autore. Mi riferisco piuttosto a quando si effettuano delle scelte che possono compromettere l’agevolezza della lettura.

Quando un testo abbonda di termini che non hanno un equivalente italiano perché specifici della cultura di partenza, sarà più opportuno optare per una ‘non-traduzione’, affidandosi alla buona volontà e alla cultura del lettore, oppure a una “non-traduzione” corredata di nota esplicativa, oppure ancora bisognerà escogitare una perifrasi azzeccata?
Spesso mi soffermo a leggere in giro per la Rete i commenti dei lettori sulle versioni italiane di romanzi famosi in lingua inglese, e il più delle volte noto che, vuoi per una maggiore conoscenza dell’inglese rispetto al passato, vuoi per la globalizzazione culturale coadiuvata da internet, la maggior parte dei lettori lamenta certe traduzioni “a tutti i costi” che rovinano il fascino dell’originale, soprattutto nel caso dei fantasy e dei nomi propri dei personaggi.
Sta al traduttore, dunque, decidere se fidarsi ciecamente della curiosità e della cultura del suo lettore, o se spianargli la strada il più possibile. A questo proposito è il caso di dire che la traduzione è comunicazione, non è mai fine a sé stessa e non è mai autoreferenziale. Si tratta invece di un lavoro delicato, di un’interazione a più livelli tra traduttore e autore, tra traduttore e lettori, tra mondo culturale di riferimento del traduttore e mondo culturale di riferimento dell’autore.

Ho seguito tante conferenze sulla traduzione, ascoltato interessanti digressioni da parte di traduttori esperti, ho cercato di assimilare i consigli di chi mi ha introdotto nel mondo della traduzione letteraria.
Sono ancora agli inizi e ho molto da imparare, ma sono certa di una cosa: un traduttore non può limitarsi al confronto con l’autore, ma deve sempre tenere in considerazione la tipologia di pubblico che fruirà di quel lavoro, i suoi punti di riferimento culturali, e fare in modo da trovare il giusto equilibrio tra fedeltà e creatività.

Autore dell’articolo:
Gloria Falcone
Traduttrice EN>IT
Palermo