Traduzione di Délires di A. Baillon (5)

 Categoria: Traduzione letteraria

- Frasi ossessive, chiamate così per la grande quantità di apparizioni nel testo. Queste frasi appaiono soprattutto in Des Mots e gli intervalli da una frase all’altra possono essere anche molto vasti e comunque non sono mai regolari: “Il ne faut pas jeter le marc dans l’évier” tradotto con “Non bisogna buttare gli avanzi nell’acquaio” viene ripetuto con qualche piccola variazione ben diciassette volte; “Toujours grand, ce Beethoven!” tradotto con “Sempre grande, Beethoven!” è presente cinque volte; “Et ce qu’il arrive est juste” reso con “E quello che succede è giusto” è stato utilizzato sei volte; “Je vous l’assure” tradotto con “Te lo assicuro” è reiterato ben sedici volte; infine “C’est entendu” tradotto con “È ovvio” o “Ovviamente” viene ripetuto otto volte.

Le RIPETIZIONI SINTATTICHE, chiamate anche isocolo o parisosi, consistono nella ripetizione di uno stesso tipo di costruzione sintattica. Anche per quanto riguarda le ripetizioni sintattiche abbiamo sempre cercato di mantenere la stessa costruzione nella traduzione, anche se alcune variazioni sono state necessarie. Ad esempio in (14) abbiamo ritenuto opportuno non ripetere il primo aggettivo possessivo e mantenere solo il secondo altrimenti la frase sarebbe stata troppo ridondante. In entrambe le lingue vengono comunque mantenuti i pronomi personali e le locuzioni preposizionali, la prima delle quali presenta il sostantivo al singolare e la seconda al plurale:

(14) L’usine, comme ils disaient, en pleine activité : elle, à son piano et ses notes ; lui, à sa table et ses phrases. (M., p. 25)
La fabbrica, come usavano dire, in piena attività: lei, al piano con le sue note; lui, al tavolo con le sue frasi.

Secondo la classificazione di Frédéric, tra le RIPETIZIONI SINTATTICHE troviamo la ripetizione sinonimica che consiste nella ripresa di un gruppo semantico-connotativo totale. In altre parole il termine ripetuto è equivalente al primo:

(15) C’étaient des écrivains : c’est entendu. Ils lurent de leurs œuvres : c’est entendu. Il y avait des musiciens : c’est entendu. Ils firent de la musique : c’est entendu. (M., p. 50)
Erano tutti scrittori: è ovvio. Leggevano le loro opere: è ovvio. C’erano dei musicisti: è ovvio. Fecero un po’ di musica: è ovvio.

Per concludere possiamo dire che nella traduzione di quest’opera letteraria di fronte a una figura retorica, da una parte abbiamo cercato di operare tenendo ben presente il testo di partenza per salvaguardare tutte le sue caratteristiche stilistiche, dall’altra abbiamo cercato di non trascurare la resa del testo di arrivo, questa volta per salvaguardare la comprensione del testo da parte dei destinatari della traduzione. Questo è stato possibile in quanto le due lingue in questione, il francese e l’italiano, hanno un grado di parentela molto alto e la traduzione delle figure retoriche non ha creato difficoltà insuperabili durante il processo traduttivo.

Autore dell’articolo:
Daniela Perricci
Traduttrice FR-DE>IT
Cappella Maggiore (TV)