Traduttori letterari e processi traduttivi

 Categoria: Traduzione letteraria

In Les Testaments trahis, saggio sulla novella, Milan Kundera dedica la “Quarta Parte Una Frase” all’analisi di alcuni tratti di stile, e analizza e mette a confronto alcune traduzioni francesi con quella propria e letterale dal tedesco, di una frase di “Il Castello” di Kafka, nella prospettiva di una maggiore fedeltà ed esattezza nei confronti dell’originalità poetica e stile dell’autore. La lettura di quest’analisi mi ha fatto riflettere su quanto possa rischiare una traduzione non letterale di snaturare il senso completo dell’atto creativo dell’autore, frutto di uno stato d’animo unico, e che l’autore per coglierlo nella sua interezza, con le sue ambiguità, con la sua bellezza, con le sue sfumature, ha dovuto perfino sfidare la propria lingua, o smuoverne le fondamenta; e in esso, sicuramente, si va delineando il proprio stile, che sarà preservato in un’altra lingua solo attraverso una traduzione il più letterale possibile.

Tuttavia, dalla prospettiva del traduttore, vorrei sottolineare il fatto che, sebbene il compito basilare del traduttore letterario sia quello di rendere al meglio una creazione letteraria in altri codici, in un’altra lingua – il che comporta una totale fedeltà nei confronti dell’autore – nella pratica del suo compito il traduttore deve fare i conti con una lingua target che ha il proprio stile, le proprie forme di scrittura, e senz’altro, i propri lettori, ai quali infine va rivolta l’opera letteraria tradotta. In questo contesto, il traduttore, infatti, è quasi costretto a mettersi dalla parte del lettore, a soddisfarne i bisogni specifici di lingua, a tradurre per un lettore che vorrà leggere un testo non estraneo alla propria lingua, un testo scorrevole e leggibile. È così che il traduttore letterario può trovarsi ad affrontare il processo traduttivo condizionato dal lettore della lingua target, pensando che deve scrivere in una lingua che sia un modello di lingua scritta, in una lingua che non infranga le proprie strutture logiche, la collocazione delle parole – anche se non la rendono incomprensibile – che metta in risalto le proprie espressioni idiomatiche, ecc.; e nel fare ciò, sicuramente, il traduttore perderà la rotta, e si allontanerà dalle particolarità dello stile dell’autore, dalle sfumature e ambiguità delle sue creazioni letterarie. Nell’articolo di domani citerò un esempio concreto di quanto appena esposto.

Autore dell’articolo:
Dott.ssa Saadia Liliana Bracamonte
Laurea in Lingua e Cultura Italiana
Post-laurea in Traduzione Letteraria