Tradurre, inseguendo un sogno

 Categoria: Traduzione letteraria

Mi sono sempre definita una sognatrice e ho sempre messo le mie aspirazioni al primo posto. Ormai da 27 anni cerco di seguire una strada, che prima salendo e poi scendendo, facendomi deviare e a volte costringendomi anche a restare indietro, potrebbe davvero portarmi in cima. Perché un sogno l’ho sempre inseguito, studiando, impegnandomi, mettendomi alla prova, leggendo e scrivendo costantemente, decidendo di partecipare a una serie infinita di concorsi letterari e vincendone anche alcuni, laureandomi col massimo dei voti; ma soprattutto decidendo di non mollare mai, di crederci e di investire su me stessa: tradurre.

A lungo considerata un semplice strumento per l’apprendimento delle lingue straniere o per lo studio della letteratura e della cultura di altri Paesi, la traduzione è ormai da tempo divenuta una disciplina autonoma e indipendente, e ha meritato l’attenzione e i pregi che le vengono attribuiti da più parti. Se la traduzione si è potuta affermare come disciplina indipendente è stato soprattutto grazie alla presa di coscienza da parte di un numero crescente di studiosi della necessità di un’area di ricerca che si occupasse specificamente del fenomeno traduttivo e delle traduzioni. Questa complessità è dovuta soprattutto al loro ascriversi ai due macrosistemi Lingua e Cultura, sia del testo di partenza che del testo d’arrivo, sia dell’autore che del traduttore.

La traduzione è infatti una multidisciplina, un fenomeno indagato da diverse aree di ricerca e da una pluralità di teorie necessariamente coinvolte nel processo traduttivo. Ecco che gli studi a riguardo si sono evoluti soprattutto in due direzioni: la prima riguarda i numerosi studi linguistici che hanno fornito ai traduttori esempi metodologici sempre più accurati; la seconda riguarda il ruolo che i cultural studies hanno avuto nel formare i traduttori soprattutto dagli anni Sessanta, con autori quali Richard Hoggart, Raymond William e E. P. Thompson, e più recentemente con Susan Bassnett.

Per capire meglio la traduzione ci si è poi concentrati sul ruolo e sui compiti del traduttore, che da Walter Benjamin a Lawrence Venuti sono stati analizzati in grande dettaglio
Se per il primo il task del traduttore è, proprio come dell’opera in sé, non tanto quello di comunicare un messaggio, quanto di trasmettere ciò che sta al di là, il poetico, il misterioso e l’inafferrabile, per Venuti occorre ricordare la pericolosità del concetto di invisibility, e preferire un traduttore “straniante”, che costringa cioè il lettore a muoversi verso il testo originale e non viceversa.

Autrice dell’articolo:
Susanna Bagnoli
Dott.ssa in Traduzione Letteraria e Saggistica (EN-DE>IT)
Montecatini Terme (PT)