Tradurre, inseguendo un sogno (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

Tradurre significa soprattutto scrivere, è la scrittura a stabilire i propri tempi, proprio come afferma Susanna Basso, pluripremiata traduttrice italiana, ricordando che “ogni scrittura ha un suo peso specifico che quasi sempre si impone sullo sfarfallare a vuoto del traduttore poco esperto” (S. Basso, Sul Tradurre. Esperienze e divagazioni militanti, Milano: Bruno Mondadori, 2010).
Tradurre, insomma, vuol dire lavorare su ogni proposizione, ascoltandola e cercando di non invaderla; non nascondere mai quel senso di imbarazzo che si prova nei confronti dei testi altrui; fermarsi a riflettere durante la ricerca dei significati e quasi attendere il suggerimento più giusto; aspettare le parole e fidarsi dei meccanismi della memoria; abbandonarsi insomma al processo traduttivo, proprio come l’autore si è abbandonato alla scrittura, e procedere di pari passo.

Ho voluto ricordare il testo della Basso e la sua “definizione” di traduzione proprio perché, soprattutto in ambito letterario, mi è sempre sembrata veritiera e appropriata, meno tesa a spiegare tecnicamente i meccanismi traduttivi e il ruolo (o i ruoli) del traduttore, ma più attenta a formare un traduttore-scrittore capace di leggere e capire un testo, oltre che di riprodurlo fedelmente nella lingua d’arrivo. Una volta che è stata acquisita una competenza linguistica e che sono state apprese alcune nozioni teoriche fondamentali, credo infatti che sia importante che ogni traduttore sviluppi una propria coscienza e un proprio modo di affrontare questo compito, ricordando che si tratta più di un lavoro di scrittura che di un problema da risolvere. Credo che sia questa la migliore delle strategie traduttive e il modo giusto di affrontare un testo, perché tradurre è anche uno stato mentale e perché in ogni traduzione c’è tanto dell’autore e, forse, anche più del traduttore.

Ecco che la traduzione rappresenta tutto ciò che sono. Qualcosa di apparentemente semplice ma di incredibilmente complesso, un viaggio da compiere in compagnia del testo stesso e di chi lo leggerà: una lettura approfondita, un’analisi e una contestualizzazione, una serie di ricerche lessicografiche attente e puntuali; e poi il testo d’arrivo, una realtà a parte, una realtà tutta mia, perché da me creata, in cui sprofondo e in cui mi immergo ancora e ancora, sempre attenta all’esattezza e alla precisione, ma senza dimenticare l’importanza della naturalità. E quella sensazione di aver compreso e restituito un testo, di averlo “smascherato” e di aver rivelato la sua vera natura, di poterlo donare, di poterlo rendere fruibile per qualcun altro, è qualcosa di impagabile. E per me, è davvero come raggiungere quella cima.

Autrice dell’articolo:
Susanna Bagnoli
Dott.ssa in Traduzione Letteraria e Saggistica (EN-DE>IT)
Montecatini Terme (PT)