Tradurre “Dove sei” di Li Er (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

Nel mio caso, però, trattandosi di una tesi di laurea, ho avuto la possibilità di spiegare il significato degli elementi culturospecifici e di descrivere le mie diverse scelte traduttive all’interno del commento traduttologico. La peculiarità che più di tutte, a mio avviso, rende la linguacultura cinese tanto diversa dall’italiano quanto incantevole, è il modo in cui essa coinvolga la vista e l’immaginazione; chi la legge, al tempo stesso la “vede” e la riproduce nella propria mente, non solo come una serie di parole in successione, ma anche come un insieme armonico di immagini. E sono immagini che l’italiano non può tradurre, è una sensazione visiva che l’italiano non può ricreare. Talvolta penso che, forse, l’ideale sarebbe poter percepire visivamente il testo cinese e riproporne la traduzione con delle decorazioni, dei disegni, dei colori. Perché mai la parola “buono” potrà esprimere l’effetto visivo di 好hao, che sembra nascere da un abbraccio tra una donna (女) e un bambino (子zi); mai la parola “bruciare” potrà raffigurare, come in 燃ran, una fiamma (火huo) accanto alla carne (肉rou) di cane (犬quan) che cuoce sul fuoco (灬huo); e ancora mai l’alfabeto italiano potrà illustrare concretamente il significato di 葬zang, cioè “seppellire”, rappresentato dal corpo di un defunto (死si) inserito tra due strati di erba (艹cao e 廾, deformazione di 艸cao). Questo “svilupparsi per immagini” della lingua rende la narrativa cinese un’arte splendida, in grado di raccontare una storia e al tempo stesso dipingerla. Tradurla in italiano forse è un po’ come descrivere a un cieco la bellezza di un affresco: in mancanza del fattore visivo, ci si può cimentare nel far leva sugli altri sensi. In traduzione molto spesso non è facile, molto spesso non è indispensabile, e il seguente è uno dei pochi esempi in cui, in “Dove sei”, ho tentato di farlo:

她的耳孔在流脓,黏糊糊的。Ta de erkong zai liu nong, nianhuhu de.

La frase letteralmente vuol dire “dal suo canale uditivo sta colando del pus appiccicoso”.
Nel verbo attributivo 黏糊nianhu (appiccicoso), il fattore visivo rafforza l’idea di collosità.
I due caratteri 黏nian (appiccicoso) e 糊hu (colla di farina; incollare; pasta, poltiglia), infatti, presentano rispettivamente il radicale del miglio 黍shu e il radicale del riso 米mi, e ciò fa sì che l’occhio percepisca un’immagine correlata a qualcosa di farinoso o glutinoso – incrementata per di più dalla ripetizione del verbo secondo lo schema ABB (黏糊糊) – . Non essendo l’italiano una lingua ideografica, non permette al lettore del testo tradotto di ricevere le stesse informazioni ottiche, e per sopperire a tale mancanza, è stato utile puntare sul fattore fonico, e intensificare il senso di pastosità con l’aggettivo “appiccicaticcio”.

La terza e ultima parte di questo articolo sarà pubblicata domani.

Autore dell’articolo:
Marta Lo Cascio
Dottoressa in Lingue e Culture dell’Asia Orientale (cinese)
Marsala