Perché la traduzione è importante (8)

 Categoria: Traduzione letteraria

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Una delle fandonie a doppio taglio sul Premio Nobel è che nessun scrittore che non è stato tradotto in inglese può sperare anche solo di essere considerato per il premio in letteratura, perché l’inglese è una lingua che tutti i giudici sanno leggere. Questa nozione sembra attualmente essere vera per l’uso di un libro in altri media, come i film. Un libro che non è stato tradotto in inglese ha poche probabilità di essere mai trasformato in un film ampiamente distribuito.

La traduzione colpisce gli artisti creativi in un altro modo, forse meno ovvio ma molto più importante e straordinariamente significativo, uno che va ben oltre le domande di ricompensa finanziaria, non importa quanto significativo esso possa essere. Come Walter Benjamin indica nel passaggio citato in precedenza, la traduzione letteraria infonde un linguaggio con influenze, alterazioni, e combinazioni che non sarebbero state possibili senza la presenza di stili e impressioni letterarie e straniere tradotte, il significato materiale e il peso della letteratura che si trova fuori dal territorio degli esclusivamente monolingue. In altre parole, l’influenza della letteratura tradotta ha un effetto rinvigorente e ampio su ciò che viene orrendamente chiamato “linguaggio target”, la lingua in cui il testo viene tradotto.

Nel 1964 Robert Bly scrisse un saggio intitolato “La sorpresa di Neruda,” nel quale parla direttamente di questo problema:

Tendiamo ad associare l’immaginazione moderna all’immaginazione a scatti,che parte sfrontata, si ferma, si gira, cambia da soggetto a soggetto. Nel poema di Neruda, l’immaginazione sospinge, si unisce all’intero poema in un crescente flusso di energia immaginativa. . . . Lui è un nuovo tipo di creatura che non sta mai fermo sotto la superficie del tutto.

Muovendosi sotto la terra, conosce tutto dal basso verso l’alto (che è la maniera corretta di imparare la natura di una cosa) e perciò non è mai una perdita per il nome della cosa stessa. Rispetto a lui, il poeta americano assomiglia a un uomo cieco che si sposta spesso sul suolo da un albero all’altro, da una casa all’altra, percependo ogni cosa per un lungo tempo, e in seguito chiamando “casa,” quando già sapevamo che è una casa.

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Fonte: Articolo scritto da Edith Grossman e pubblicato nell’aprile 2010 su WordsWithoutBorders, magazine online per la letteratura internazionale

Traduzione a cura di:
Sara Brambilla
Dott.ssa in Scienze Linguistiche Straniere e Letterature Straniere (Mediazione Linguistica)
Traduttrice: En/Es>It – It>En/Es
Cesano Maderno