Perché la traduzione è importante (7)

 Categoria: Traduzione letteraria

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La traduzione espande le nostre abilità di esplorare attraverso la letteratura i pensieri e i sentimenti delle persone da un’altra società o un altro tempo. Ci permette di assaporare la trasformazione dello straniero in qualcosa di familiare e per un breve periodo di vivere fuori dalla nostra propria pelle, dai nostri propri preconcetti e pregiudizi. Esso espande e intensifica il nostro mondo, le nostre coscienze, in innumerevoli, indescrivibili vie. La traduzione dei loro lavori è anche di importanza critica per gli scrittori di tutto il mondo, promettendo loro un significativo aumento dei lettori. Una delle molte ragioni per cui gli scrittori scrivono, benché non sia la sola, è quella di comunicare ed emozionare il maggior numero possibile di persone.

La traduzione espande quel numero in maniera esponenziale, permettendo a più e più lettori di essere toccati dal lavoro di un autore. Per gli scrittori la cui prima lingua è limitata nei termini di quante persone la parlano, la traduzione è indispensabile per raggiungere una audience/pubblico di dimensioni significative. Per quelli la cui prima lingua viene parlata da milioni, sebbene un numero decisivo di loro possa essere analfabeta o così povero che comprare libri non possa essere un’opzione, la traduzione è anche un imperativo. È uno degli irragionevoli paradossi della nostra attuale situazione letteraria che a dispetto del numero pateticamente basso di traduzioni pubblicate ogni anno negli Stati Uniti, nel Regno Unito, e nel resto nel mondo inglese-parlante rispetto, per esempio, alle nazioni industrializzare dell’Europa occidentale o dell’America Latina, il mercato della lingua-inglese è uno dei più bramati dagli scrittori e dai loro agenti per i loro libri.

L’inglese è la lingua franca del mondo nel commercio, nella tecnologia, e nella diplomazia, e tende a essere parlato in luoghi dove l’alfabetismo è prevalente e le persone sono abbastanza benestanti da acquistare libri, anche se il numero di coloro che acquista libri sembra a diminuire costantemente. Alcuni anni fa Philip Roth ha stimato che ci siano almeno quattromila persone negli Stati Uniti che acquistano libri, e ha proseguito col dire che una volta che il tuo lavoro è stato venduto a loro e alle librerie, la tua corsa è essenzialmente finita. Nei giorni ottimistici, presumo che Roth fosse tipicamente beffardo. In altre circostanze, non sono così sicuro.

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Fonte: Articolo scritto da Edith Grossman e pubblicato nell’aprile 2010 su WordsWithoutBorders, magazine online per la letteratura internazionale

Traduzione a cura di:
Sara Brambilla
Dott.ssa in Scienze Linguistiche Straniere e Letterature Straniere (Mediazione Linguistica)
Traduttrice: En/Es>It – It>En/Es
Cesano Maderno