La traduzione e il ruolo del traduttore

 Categoria: Traduzione letteraria

Trasportare da una ad altra favella le opere eccellenti dell’umano ingegno è il maggior benefizio che far si possa alle lettere; perchè sono sì poche le opere perfette, e la invenzione in qualunque genere è tanto rara, che se ciascuna delle nazioni moderne volesse appagarsi delle ricchezze sue proprie, sarebbe ognor povera: e il commercio de’ pensieri è quello che ha più sicuro profitto. [...] Se alcuno intenda compiutamente le favelle straniere, e ciò non ostante prenda a leggere nella propria lingua una buona traduzione, sentirà un piacere per così dire più domestico ed intimo provenirgli da que’ nuovi colori, da que’ modi insoliti, che lo stil nazionale acquista appropriandosi quelle forestiere bellezze.

La citazione che apre questo articolo esprime il pensiero di Madame de Staël riguardo alla traduzione letteraria, e, sebbene la famosa scrittrice sia vissuta agli inizi del XIX secolo, la sua opinione risulta essere quanto mai attuale. La traduzione letteraria, infatti, ha assunto al giorno d’oggi un’importanza fondamentale per il mercato editoriale, visto il numero sempre maggiore di pubblicazioni provenienti dall’estero.

La traduzione letteraria ha delle caratteristiche specifiche, così come specifiche sono le intenzioni dell’emittente e le funzioni del testo. La principale funzione di un testo letterario è quella comunicativa: il linguaggio utilizzato ha una funzione emotiva, cioè esprime l’atteggiamento dell’emittente nei confronti di ciò di cui sta parlando e vuole suscitare una certa reazione nel ricevente. Il traduttore, quindi, ha il difficile compito di trovare un punto d’incontro tra le intenzioni dell’emittente e la capacità comprensiva del destinatario. Quando si parla di una traduzione, infatti, si deve considerare la presenza di almeno due circuiti comunicativi, quello del testo originale e quello del testo tradotto. All’interno di questo sistema, il traduttore compare come destinatario del testo originale e come mittente del testo tradotto, assumendo però in entrambi i ruoli una posizione atipica: è un destinatario atipico perché il mittente originale non sempre ne prevede la presenza – e a volte lo trascura anche quando sa che c’è – ed è un mittente atipico perché realizza un testo non suo, decidendone non il contenuto, ma solo la forma. Il traduttore, quindi, ha più doveri e meno diritti di un normale mittente-destinatario, e deve fare da tramite tra l’autore originario ed il destinatario finale, il che significa anche mediare fra le conoscenze del pubblico di partenza e quelle del pubblico della traduzione. Uno dei più grandi problemi che si presentano ad un traduttore di testi letterari è, quindi, quello di trovare un equilibrio tra la fedeltà al programma concettuale del testo di partenza e all’idioletto dell’autore da una parte, e la sua accettabilità nella lingua d’arrivo dall’altra: in questo caso il fattore rilevante dovrebbero sempre essere l’autore e il suo programma concettuale. Il traduttore, infatti, ha l’obbligo di rispettare sia l’opera originale e il suo autore, che il legittimo interesse dei lettori della traduzione, i quali si aspettano un testo funzionale: è costretto a muoversi tra il requisito di funzionalità del suo testo e la lealtà che lo lega al testo di partenza e al suo autore.

Il primo passo per una buona traduzione dei testi letterari è la fase interpretativa, che consente l’accesso al significato dell’opera. Ma, come sottolinea García López (2000:142-144),  la lettura e la semplice conoscenza del testo da tradurre non sono condizioni necessarie e sufficienti: il traduttore deve possedere anche una certa conoscenza extralinguistica della situazione comunicativa di produzione.

Domani sarà pubblicata la seconda e ultima parte dell’articolo.

Autore dell’articolo:
Valentina Tisselli
Laurea specialistica in Traduzione Settoriale e per l’Editoria
Traduttrice ES-EN>IT
Forlì