La traduzione e il ruolo del traduttore (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

Come afferma Christiane Nord (in Mazzoleni 2000:225), si deve considerare che, nel difficile compito di mediazione compiuto da un traduttore, ci sono sempre alcuni elementi del testo di partenza che possono essere lasciati tali e quali nel testo d’arrivo, e altri che vanno invece cambiati, o, per meglio dire, adattati alla nuova situazione comunicativa.
Qualsiasi processo traduttivo, quindi, si compone sia di processi adattativi che di processi conservativi. La percentuale di elementi che vengono adattati o che vengono invece lasciati come tali varia a seconda del tipo di traduzione e a seconda della distanza culturale presente tra la lingua e la cultura di partenza e la lingua e la cultura d’arrivo. In ciascuna coppia lingua-cultura esistono, in ogni caso, convenzioni estremamente specifiche per ogni genere testuale. Se si decide di adottare una prospettiva “acclimatante”, che in qualche modo si propone di avvicinare il testo di partenza alle aspettative del pubblico d’arrivo, queste convenzioni vanno individuate, applicate e rispettate, per evitare al destinatario qualsiasi effetto di disorientamento dovuto alle differenze socio-culturali. La prospettiva opposta è invece quella “straniante”, che ha lo scopo di non far mai dimenticare al pubblico che si trova di fronte ad un’opera non nativa. Se da una parte è vero che nel testo d’arrivo non si deve più sentire la lingua originale (altrimenti il testo può risultare mal tradotto), dall’altra, però, è vero anche che andrebbe sempre percepito quel minimo di esotico che contraddistingue una cultura altra, come afferma anche Monica Mansour (in Mazzoleni 2001: 408):

Para traducir se debe entender cada palabra, cada giro, cada tono, cada metáfora, cada signo de puntuación, para luego reproducir todos los efectos y los significados del texto original en otra lengua y otra cultura. Traducir es recrear el camino de la escritura, desde el ordenamiento de las ideas y las sensaciones hasta su expresión y comunicación; o sea, crear el texto que el autor habría escrito si su lengua materna hubiese sido la nueva lengua a la que se vierte su texto. Por lo tanto, un texto bien traducido no debe revelar en ningún momento el idioma original, mientras que sí debe reproducir totalmente su cultura, su contexto y su intención.

Dalla possibilità di scegliere tra queste due tecniche opposte, quella “acclimatante” e quella “straniante”, derivano anche le diverse posizioni rispetto alla “presenza” del traduttore all’interno del testo tradotto. Da un lato c’è chi sostiene che il traduttore debba essere ben visibile e che il lettore debba accorgersi costantemente di trovarsi di fronte ad una traduzione (attraverso le note, le parole lasciate in lingua originale, ecc.), mentre, dall’altro lato, c’è chi sostiene che il traduttore debba rendersi completamente invisibile e che il lettore debba avere la sensazione di leggere un testo originale. Quello che è certo, in entrambi i casi, è che, al momento di tradurre, un traduttore manipola sempre il testo che si trova davanti, come afferma Siri Nergard (in Mazzoleni 2001:424):

Como quiera que sea, yo considero que para traducir bien hay que ser muy conscientes de todas las trampas que puede haber, de todas las responsabilidades que tiene un traductor, porque un traductor, y aquí hablo del término en el sentido positivo, siempre manipula un texto desde el momento que lo lleva de un contexto cultural lingüístico a otro; y en esta manipulación debe ser consciente de todas las responsabilidades que tiene, de todos los factores que inciden en su trabajo, que pueden ser conscientes o inconscientes.

Autore dell’articolo:
Valentina Tisselli
Laurea specialistica in Traduzione Settoriale e per l’Editoria
Traduttrice ES-EN>IT
Forlì