La sfida di tradurre García Márquez (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

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Tornando a “Cent’anni di solitudine”, che nel 1968 era già stata tradotta in francese e in italiano, con l’apparizione di “One Hundred Years of Solitude” nel 1970 e la sua immediata risonanza internazionale, iniziarono presto a moltiplicarsi le traduzioni alle lingue considerate letterariamente più importanti. Fu così che tra il ‘70 e il ‘73 furono pubblicate versioni in tedesco, ceco, danese, sloveno, ungherese, svedese, norvegese, serbocroato, portoghese e giapponese, tra le altre.  Qualche anno dopo, ecco anche le versioni vietnamita, bengalese, ucraina, giavanese, e molte altre, fino a giungere a 38 traduzioni in altrettante lingue. Nel 1992 arriverà l’esperanto grazie al giornalista e filologo spagnolo Fernando de Diego, con il titolo “Cent jaroj da soleco”.

E si presume che, come una specie di ritorno all’origine, si stia realizzando una traduzione alla lingua Wayuunaiki (una delle lingue indigene colombiane, ndt), coordinata dal gestore culturale e compositore di musica popolare Félix Carrillo. Lo si presume perché dopo un lancio fatto con tanto clamore, nel quale si annunciò che lo stesso García Márquez avrebbe scritto il prologo, e che a metà del 2011 la traduzione sarebbe terminata, grazie al lavoro di un gruppo di indigeni Wayúcolombiani e venezuelani, quattro anni dopo il progetto è ancora in sospeso. Carrillo non ha più fatto sapere nulla del compenso per i traduttori, e aumentano i dubbi sul fatto che il prologo sia davvero stato scritto dal Nobel.

Particolarmente complicate furono le traduzioni in cinese e in russo, seppur per ragioni diverse. Nel primo caso, dopo una decina d’anni di edizioni pirata, che infrangevano ogni regola sui diritti d’autore, finalmente e dopo lunghe negoziazioni con Carmen Balcells – l’agente di García Márquez –, nel maggio del 2011 si pubblicò una nuova traduzione cinese di “Cent’anni di solitudine”; la prima edizione contò 300.000 copie. Dato curioso: il suo traduttore Fan Ye, che sarebbe diventato una celebrità nel suo paese, impiegò esattamente un anno a tradurre il libro, e una volta pubblicato era lungo 360 pagine, un numero magico per certe culture ancestrali cinesi.

Nel caso della versione russa, la traduzione di Valeri Stolbov fu sottoposta a censura dal regime sovietico, e vari passaggi presumibilmente erotici furono omessi. Quando nel ‘79 un giornalista chiese conto al traduttore della parte censurata, questi si difese affermando: “Certo, non possiamo trascurare nell’opera di García Márquez l’elemento erotico, che è qualcosa di profondamente umano. Però voglio che sia chiaro che non c’è stata una volontà di censurare: se così fosse stato, non si sarebbe pubblicato il libro. Bisogna tenere a mente che il romanzo ha avuto la tiratura più ampia che si sia vista nella storia; nel solo mondo socialista tre milioni e mezzo di copie rappresenta qualcosa di totalmente inaudito”.

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Fonte: Articolo scritto da Juan Fernando Merino e pubblicato il 12 aprile 2015 su El Pais.com.co.

Traduzione a cura di:
Miriam Mezzera
Bogotà (Colombia)