Due o più traduttori

 Categoria: Traduzione letteraria

Se nella traduzione tecnica è accettabile che partecipino più traduttori al progetto (a patto di creare un glossario comune, a patto che il loro lavoro venga coordinato in ogni fase da un project manager e a patto che il lavoro venga sottoposto a scrupolosa revisione), lo stesso non può dirsi per la traduzione letteraria. Una delle regole auree di questa disciplina è che il progetto venga portato avanti da un solo traduttore.
Il motivo è evidente: trattandosi di un campo in cui l’intervento del traduttore è di fondamentale importanza, per assicurare l’omogeneità stilistica dell’opera e rispettarne le peculiarità è opportuno che sia solamente una persona ad occuparsi della traduzione.
Al contrario, un testo tecnico è molto più freddo, molto più impersonale, e può essere efficacemente tradotto a più mani, sempre che sussistano le condizioni enunciate all’inizio dell’articolo.

Nonostante la maggior parte degli operatori del settore condivida le nostre considerazioni, oggigiorno, la fretta e la cupidigia fanno sì che non sia un evento raro imbattersi in traduzioni letterarie in cui è evidente l’intervento di più mani. La regola aurea è divenuta all’improvviso obsoleta.
Come si è potuti arrivare a questo stato di cose? Chiunque operi nel settore editoriale sa bene che il traduttore è, in pratica, una sorta di autore del libro in una lingua diversa. Questo ruolo determinante porta con sé enormi responsabilità sia da parte del traduttore stesso sia della casa editrice che lo sceglie. In Italia esistono ottimi traduttori ed eccellenti case editrici ma le logiche di prezzo portate all’eccesso hanno prodotto un progressivo abbrutimento della qualità.

I prezzi che le case editrici offrono ai traduttori non sono cambiati molto nell’ultimo ventennio. Di tutti i professionisti della catena del libro, quelli che hanno beneficiato in misura minore della crescita della torta editoriale, sono stati proprio i traduttori.
Salvo qualche caso isolato di buoni traduttori remunerati adeguatamente o di buoni traduttori che, per attaccamento nei confronti del proprio lavoro, accettano compensi da fame o iniqui diritti di traduzione, i traduttori validi, in risposta a questo perdurante stato di cose, si sono spesso dirottati, seppur a malincuore, verso settori della traduzione più remunerativi.
La conseguenza di ciò è che le case editrici affidano i lavori ai traduttori che, per necessità, non possono proprio dire di no alle loro proposte. Inoltre, le esasperate tempistiche richieste dalla distribuzione, talvolta rendono necessario l’impiego contemporaneo di due o più traduttori, in qualche caso senza che venga pianificata neppure una revisione finale del lavoro svolto.
I risultati di queste scelte sono, purtroppo, sotto gli occhi di tutti.