A*** ed Io: conversazione con E.Ramadan(8)

 Categoria: Traduzione letteraria

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MB: A mio parere, il fatto che il genere del narratore non sia specificato crea delle somiglianze significative  tra lui ed altri personaggi del romanzo, il cui sesso è necessariamente noto, soprattutto in rapporto al mentore del narratore stesso, un prete gesuita spagnolo, che lo/la guida attraverso il milieu nottambulo parigino, ma anche in rapporto agli strani personaggi che lui o lei incontra in questo milieu. Mentre la sua celebrità di DJ cresce, lui o lei comincia ad assumere il sorprendente ruolo di confidente o compagno di questi personaggi.

A pagina 31 il narratore dice: “C’erano le noiose e insensate conversazioni con uomini di mondo alticci; le chiacchiere vagamente tinte di filosofia ed estetica dei falliti arroccati su una cultura completamente superficiale e di seconda mano, come un temperamento fiero si arrocca su una bourgeoisie in menopausa; e, incidentalmente, le conversazioni limitate e velenose di vecchi scapoli  intenti a spiare di sottecchi le buffonate dei loro protégés – ho subìto tutto.”

I flussi e riflussi di questo passaggio, come molti altri, sono pregni di indicazioni di genere, abbondantemente menzionati ed esplicitati. Questi personaggi sono puramente accessori nel sottolineare la mancanza di identità di genere nel narratore, oppure Garréta fa un’osservazione più ampia della quale il narratore si fa portatore, aldilà della storia d’amore punto centrale del testo?

ER: Non so quale sia la vera risposta, o cosa risponderebbe Garréta, ma io la intendo in due modi. La prima volta che il pubblico francese ha letto il libro, nel 1986, in molte recensioni non si notava il fatto che il genere dei  due protagonisti non fosse specificato: Io credo che questa sia stata in sé prova del successo del testo,  in un certo senso, il fatto che Garréta sia stata in grado di scriverlo senza che il pubblico notasse questo particolare, precisamente perché questo non dovrebbe avere importanza. Il vincolo non è l’argomento principale del romanzo. L’argomento principale del romanzo è una storia d’amore. E il punto è che il genere non dovrebbe avere importanza. Dunque, chi legge cercando continuamente di capire quale sia il sesso dei protagonisti, potrebbe non aver veramente capito il nocciolo della questione.

Io penso che il collocare questi personaggi in un mondo che assomigli al mondo reale, che non diventi un universo in cui nessuno ha un genere,  del quale tu ti chiedi qualcosa del tipo “Ehi, ma è fantascienza?” oppure, “Cosa succede?” diventerebbe molto più banale e l’attenzione sarebbe ancora più incentrata sul vincolo linguistico, se gli altri personaggi fossero altrettanto privi di marchi di genere. Non che pensi che Garréta non sarebbe stata all’altezza della sfida. Penso che inserire i due protagonisti in un contesto reale,  in un mondo in cui chiunque possa riconoscersi, e dove questi protagonisti effettivamente esistono, la questione del genere non dovrebbe avere alcuna importanza. Non è la cosa fondamentale. È la loro storia d’amore, sullo sfondo di un contesto reale.

C’è un altro brano in cui Garréta parla di questo, quando il narratore ed A*** vanno in Germania, ed il narratore dice di aver frequentato i nightclubs, etero o omosessuali, per uomini o donne: “Oltrepassai tutti i confini. Andai in tutti quei posti.” L’importante è che ci sia questa specie di promemoria che ci ricorda che viviamo in un mondo di esclusioni, in un mondo che ha dei confini.

Inoltre, questi personaggi sono in grado di esistere al di fuori di questo mondo, o , comunque senza che la loro relazione debba subirne l’influenza. Questo perché, in questa storia, non è evidentemente possibile trattare i problemi di A*** o del narratore in termini di rapporti di potere tra i sessi; per esempio, non si può supporre che A*** venga privato di una sua voce, perché donna, e venga di conseguenza  messa nell’impossibilità di esprimersi. In questo libro non è possibile fare delle affermazioni tanto radicali, quindi i problemi di coppia dei protagonisti devono necessariamente scaturire da qualcos’altro. Non possono derivare dal genere.

Credo sia questo più o meno il punto, il fatto che viviamo in un mondo che pullula di differenze, e che noi facciamo costantemente delle distinzioni, ma che il genere non debba essere una di queste. Forse Garréta mira a ricordarci che viviamo in una società piena di limitazioni. Che erigiamo continuamente dei muri tra noi, ma che il genere sia qualcosa che non debba avere tanto controllo su di noi. Io penso che questi contrasti siano necessari, o che dobbiamo sapere e ricordarci che questi confini esistono, e che il genere influenzi effettivamente la nostra vita, ma che non è fondamentale che sia così. Questi due personaggi incarnano una possibilità di fuga da questa convenzione.

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Fonte: Articolo di Megan Bradshaw pubblicato il 15/2/2016 sul sito Asymptote

Traduzione a cura di:
Carmela Palombi
Traduttrice freelance (EN>IT – FR>IT)
Genzano di Roma