Traduzione – Tradimento? (4)

 Categoria: Traduttori freelance

Il fascino di questo lavoro di analisi e di studio, di isolamento non riconosciuto né economicamente gratificato, sta, a mio parere, in un aspetto molto importante che è quello che, prima di ogni altra cosa, il traduttore è un lettore, anche se un “lettore agevolato”, nel senso che pur ponendosi come qualsiasi altro lettore davanti a un testo ma ne ricreerà uno proprio che renderà pubblico e verrà riconosciuto da tutti come tale. Come ci ricorda sempre Basso: “Il traduttore è l’unico lettore che esercita il privilegio di trasformare l’atto creativo della lettura in prodotto”.

Ed è proprio questa prima fase, la fase di lettura, che risulta essere un momento importante nel lavoro di un traduttore. Quando si è giovani ed inesperti si crede di poter cominciare a tradurre subito, senza aver scorso neanche per un momento il testo. Lì è l’errore di molti, perché è dal primo contatto col testo che scaturirà la sintonia o meno con esso.
Il traduttore comincerà, come accade alla maggior parte dei lettori, a scorrere le parole e ad immaginare nella sua mente le varie scene, a ricreare un film, ad avvertirne gli odori, a riconoscere o meno le ambientazioni, gli sembrerà di capire il testo, di averlo già tradotto nella sua mente e di pensare di poterlo riprodurre con facilità.
In questa prima fase notiamo già che ad agevolarlo rispetto a un comune altro lettore è il fatto che, nel momento in cui legge, lo fa in una lingua che non è la sua lingua madre ma una lingua che lui conosce e che pertanto decodificherà automaticamente. Proprio come può accadere a chiunque di noi in metro, su un tram o camminando lungo una strada della nostra città, quando incontra un cartellone o un manifesto pubblicitario che reclamizza un’auto, un succo di frutta, un orologio con parole “straniere”, alcune talmente note da non sembrargli più tali. Il bello della miscela degli idiomi in questo nostro mondo postmoderno sta proprio nel fatto che tutto si mescola e si confonde. Il pastiche impera. Per cui non facciamo più caso se una parola deriva dall’inglese, dal francese, dallo spagnolo o dal latino. Nell’istante in cui la vediamo, la leggiamo, la riconosciamo, la nostra mente la decodifica, ce la rende intelligibile, decifrabile, comprensibile.

Dicevamo, dunque, che il traduttore è un lettore agevolato per il fatto di conoscere la lingua originale pur restando comunque un lettore comune che in quanto tale ha la piena possibilità e capacità di dare un’interpretazione del testo come farebbe chiunque, lettore colto o meno che sia, nel momento in cui si pone davanti a un testo.
Cosa succede invece con questo lettore agevolato, il nostro traduttore? Laddove ogni lettore comune può dare un’interpretazione del testo, non si capisce perché il traduttore, in qualità di lettore, non possa darne una sua interpretazione, e rischia costantemente di essere tacciato di tradimento del testo originale. Deve leggere il testo, comprenderlo, analizzarlo, scorporarlo per poi ricomporlo in un’altra lingua. Ma guai se si azzarda a darne un’interpretazione. Non può, non è il suo compito, deve solo traghettare il testo in un’altra lingua.
E’ mai possibile che un traduttore, un individuo in carne e ossa, e non una macchina, possa non metterci qualcosa di suo in quello che sta facendo?
In quale lavoro non si mette un po’ della propria esperienza, della propria vita, delle proprie passioni, dei propri problemi. Come faceva notare Steiner alcuni anni fa: “la traduzione, prima di essere un esercizio formale, è un’esperienza esistenziale.”

A domani la quinta e ultima parte di questo interessante articolo.

Autore dell’articolo:
Ester Formichella
Traduttrice EN-ES>IT
Benevento