Traduzione – Tradimento? (3)

 Categoria: Traduttori freelance

Quando leggiamo un romanzo, un saggio o una poesia nella nostra lingua,  giudichiamo se ci piace o meno, cosa ci trasmette e possiamo dire, ah sì questo libro mi è proprio piaciuto, mi ha rilassato, divertito, coinvolto, emozionato, annoiato, ecc.. diamo un giudizio positivo o negativo sull’autore, lo consigliamo o meno a un amico, a un collega, al nostro vicino di casa. Gli diciamo leggi il libro di tal dei tali. Non ci sogneremo mai di guardare chi l’ha tradotto. Ma è anche grazie al traduttore che il libro vive nelle nostre mani di lettori, prende forma e colori, è il traduttore che ci porta per mano a scoprire ogni angolo recondito del libro, ci svela ogni segreto, aprendoci gli occhi sul mondo illusorio e fittizio creato dall’autore.  E’ grazie anche al lavoro di chi ci ha sudato ogni giorno o notte su quel testo perché le parole ci procurassero piacere o spavento, noia o sbigottimento che noi riusciamo ad entrare in contatto coi personaggi e con le emozioni che essi ci trasmettono.

Molto spesso il traduttore è costretto, per la comprensione del testo e non solo, a percorrere altre strade che lo portano a studiare quel testo in maggiore profondità, ma di quello studio e di quella sua conoscenza nulla verrà svelato al lettore. Ed eccoci arrivati alla bellezza di questo lavoro che sta proprio nel porsi davanti al testo, per leggerlo, esaminarlo, farlo nostro e sentirne le parole fluire dalle nostre mani quando battiamo i tasti del nostro computer. La sensazione che si prova nel ricreare quel mondo, nel sentirlo nella nostra testa, nel nostro cuore, nella nostra pancia. Vivere le stesse pulsioni che l’autore ha vissuto prima di te. Amarlo, odiarlo e invidiarlo per aver saputo ricreare l’universo che descrive con quelle parole e solo con quelle. Tentare di ricrearlo nella maniera più fedele possibile ma sentirsi impossibilitati a imitarlo pedissequamente. Sforzarsi di fare apparire ogni parola scelta come quella naturale e sequenziale per quel costrutto. Combattere con ogni indecisione e incertezza immedesimandoci a tal punto nella storia da far sì che in alcuni momenti il nostro rapporto con l’autore sia profondo.
Ma soprattutto non far vincere il proprio io cercando di sminuire un significato, di cambiare un umore, d’ingigantire una locuzione. Essere fedeli alla misura delle cose. Questa è la vera difficoltà. Trovare l’equilibrio in mezzo alla marea di emozioni generate dal coinvolgimento e prodotte dal nostro cuore. Non dimenticare mai il nostro ruolo e compito. Come sostiene la Basso nel suo saggio: “Un po’ di imbarazzo ci vuole, di fronte al testo di un altro, meglio non dimenticarlo”.

Non dimenticare mai che lo stesso autore cerca di intervenire e farsi avvertire il meno possibile. Per cui ancora di più il traduttore non dovrà far percepire la sua presenza. Come ha scritto Eco in proposito: “Il successo del traduttore è proprio il raggiungimento dell’invisibilità: è solo nei libri mal tradotti che si avverte come nella lingua di arrivo si stabiliscano delle forzature, dei giri faticosi di parole, se non addirittura delle inverosimiglianze.” Il suo ruolo, quindi, è quello di “trasdurre”, di traghettare le parole da una lingua all’altra, dall’autore al lettore. E nel suo ruolo di Caronte non deve mai dimenticare di restare sulla sua barca senza farsi travolgere dalla corrente delle sue reazioni.

La quarta parte di questo articolo verrà pubblicata domani.

Autore dell’articolo:
Ester Formichella
Traduttrice EN-ES>IT
Benevento