Traduttore: professione o missione?

 Categoria: Traduttori freelance

La passione per le lingue straniere si è manifestata quando frequentavo la scuola media inferiore (periodo compreso tra gli anni 1973 e 1976). Allora andava di moda studiare il francese, rispetto all’inglese. Oggi, la tendenza si è invertita e si preferisce insegnare l’inglese, in quanto considerata lingua a carattere internazionale; di conseguenza, deve essere conosciuta e parlata in tutti i settori, soprattutto a livello professionale, indipendentemente dalla professione svolta.

Sin dalle prime lezioni mi sono appassionata allo studio della lingua francese, al punto che ho iniziato a leggere dei romanzi gialli in questa lingua e, durante le ore di lezione, pensavo direttamente in francese e non in italiano, come purtroppo facevano e fanno ancora oggi molti studenti. Ovviamente lo stimolo a pensare direttamente nella lingua straniera studiata era trasmesso dalle docenti, le quali spiegavano in francese e incitavano noi allievi a ricordare il maggior numero possibile di termini e di espressioni idiomatiche; inoltre, durante le lezioni, si ascoltavano dischi incisi da docenti madrelingua, onde poter esercitare l’orecchio all’ascolto e alla comprensione dei vari contenuti, abituandosi all’accento tipico dei soggetti madrelingua. Altro particolare da ricordare poiché molto importante, è il corretto uso del dizionario di lingua straniera appreso durante questi anni di studio: sfortunatamente, ancora oggi, si notano studenti che purtroppo usano scorrettamente questi dizionari. Quando si deve tradurre un termine dall’italiano in una lingua straniera (qualunque essa sia), non ci si deve fermare alla prima parola trovata, ma è necessario leggere tutta la parte dedicata al termine in questione, comprendendo il contesto della frase in cui si trova, onde evitare errori gravi. Mi rendo conto che tale lavoro richieda una pazienza certosina, ma rappresenta l’unico modo per svolgere correttamente un determinato compito.

Parallelamente alla passione per lo studio delle lingue straniere, ho evidenziato anche quella per le scienze biologiche applicate al settore medico. Grazie a questa tendenza, ho frequentato prima il liceo scientifico e poi la facoltà di scienze biologiche. Nel liceo ho approfondito lo studio del francese e ho appreso anche l’inglese. Nel lasso di tempo dedicato prima agli studi universitari, e poi alla frequenza dei laboratori di un policlinico come ricercatrice, ho notato che nelle biblioteche erano e sono presenti testi e riviste mediche pubblicati non solo in inglese, ma anche in francese, in tedesco e in spagnolo. L’aver appreso ciò mi ha indotto a studiare da autodidatta il tedesco e lo spagnolo, onde poter tradurre e comprendere le tematiche trattate nei vari testi. Ovviamente la conoscenza del tedesco e dello spagnolo è elementare, come quella del danese, dello svedese, del norvegese e del finlandese, sempre studiati da autodidatta (confesso che non sarei in grado di sostenere una conversazione in queste lingue) ma, grazie alla consultazione oculata dei dizionari (come ricordato in precedenza) affiancata da una ottima conoscenza della materia medica e del relativo gergo tecnico (come già rimarcato da una traduttrice di testi giuridici) è possibile tradurre il testo, dalla lingua d’origine in italiano, in modo corretto e comprensibile per coloro che devono poi tradurre le conoscenze apprese nella pratica clinica (medici, infermieri, terapisti). A tal proposito, si ricorda che un testo medico, tradotto per esempio dall’inglese in italiano e contenente uno o più errori di concetto, può indurre un medico a eseguire procedure non corrette su un paziente, mettendone a repentaglio la stessa vita e causandone la morte.
Ho intitolato il presente articolo: Il traduttore: professione o missione? Ora ne spiego la ragione.

Nella seconda parte dell’articolo che pubblicheremo domani, l’autrice ci spiegherà la motivazione del titolo.

Autore dell’articolo:
Giuseppina Perotti
Traduttrice freelance EN>IT
Retorbido (PV)