Tradurre è comunicare

 Categoria: Traduttori freelance

“I traduttori sono dei deviati. Persone assurde”. Così esordì il mio professore di traduzione un bel giorno all’università. Parole che mi sono rimaste chiaramente impresse e che mi accompagnano nella mia ricerca di un posto nel mondo della traduzione. Dopo essersi ripresi dal piccolo shock che tale affermazione provoca, bisogna ammettere che un pizzico di verità c’è: il traduttore è lettore e autore allo stesso tempo, si nasconde e si annulla per dar voce a qualcun altro; il suo intervento, il suo lavoro è quello di non trapelare dalle parole che qualcun altro ha scritto, farsi portavoce di cose mai dette, mai pensate, magari neanche condivise e lontane da sé.

Il traduttore è un personaggio nell’ombra, il suo è un lavoro non sempre riconosciuto e onorato come meriterebbe, a mio parere. Eppure riflettiamo: avremmo mai potuto apprezzare e lasciarci incantare dai libri di un Flaubert, di un Kafka, di Dostoevskij, senza l’intercessione (non esiste termine più appropriato, direi) di un traduttore?

Tradurre è comunicare, è mediare, livellare e scavalcare i muri delle differenze linguistiche e culturali. Già, perché il traduttore non è un semplice amanuense che copia parole scritte soltanto in modo diverso, ma è un conoscitore di due o più paesi diversi, e costruisce quel ponte che ci permette di affacciarci e di passeggiare sul sentiero di un nuovo modo di scrivere, pensare, essere.

Autore dell’articolo:
Valeria Visentin
Traduttrice EN>IT
Borgo Bodgora (LT)