Tradurre è arte al servizio dell’arte

 Categoria: Traduttori freelance

Quando studiavo all’università mi capitò di sostenere un esame da casa. Era l’esame di traduzione francese. Il professore inviò per e-mail un testo non tradotto che gli studenti avrebbero dovuto rinviargli entro le successive 24 ore. Ognuno, naturalmente, ricevette un brano diverso. Ma nella classe di francese eravamo in dodici e dunque tutti amici.

Subito creammo un gruppo su Facebook per sostenerci a vicenda durante la prova: se qualcuno avesse avuto un problema o un dubbio, avrebbe scritto sul gruppo e gli altri sarebbero stati pronti ad aiutarlo consultando le proprie fonti, digitando parole chiave diverse su google, che a detta del professore era (quasi) sempre la soluzione a ogni problema o, infine, chiedendo e disturbando un lontano conoscente che di sicuro ne sapeva più di noi.

Eh sì, perché uno degli strumenti di traduzione più utili sono le persone, gli amici, i conoscenti, i legami; perché in fondo che cos’è la traduzione se non creare un legame? Un legame tra una lingua e un’altra, tra un autore e il suo pubblico, tra due o più culture, tra il testo e noi stessi. Creare legami e aprire orizzonti.

Comunque, tornando al nostro esame; dai testi vennero fuori i problemi di traduzione più disparati come ad esempio “Metto o non metto la traduzione di servizio tra parentesi? Meglio una nota a piè di pagina? Ma distrae il lettore.” O ancora “E le parole scritte con un alfabeto diverso, come si traslitterano in alfabeto latino?” oppure “Quale tipo di virgolette uso? Quelle altre semplici ‘’, quelle alte doppie “” o quelle basse«»?” o l’uso dei pronomi di cortesia. Ciò che venne fuori da quell’esame è una storiella senza senso, che Alice nel paese delle meraviglie a confronto è logico come il principio di non contraddizione. L’unica differenza è che la mia storia è tratta da fatti realmente accaduti, e che continuano ad accadere nelle vite di ogni traduttore.

C’era una volta… Cosa? Un gruppo di giovani traduttori. Gli venne dato un libro da tradurre. Era un libro particolare, uscito il 19 febbraio 2013, che parlava di tante cose e il cui filo conduttore era la demenza. Era un poliziesco ambientato nella banlieue parigina durante la seconda guerra mondiale, era la storia di un bambino pazzo e invasato che aveva un bel faccino (o visino, fate un po’ voi) da mandarino e parlava da solo. Questo bambino leggeva spesso la Bibbia, così spesso da saperla citare a memoria, ma sbagliata perché mischiava le 2000 versioni che aveva letto. Suo fratello era un demente che faceva da badante a un altro demente, fratello di una demente capa di un’agenzia di marketing! Tutti dementi insomma.

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Autrice dell’articolo:
Violetta Galgani
Traduttrice EN/FR>ITA
Pisa/Milano