Sono una traduttrice

 Categoria: Traduttori freelance

Sono una traduttrice. Ho sempre amato tradurre. All’inizio per diletto, e poi per il gusto di dare agli amici l’opportunità di condividere con me letture affascinanti che loro non potevano gustarsi in lingua originale.

Poi, dalla semplice passione per la lettura, è nato l’amore sfrenato per il lavoro da sarto del traduttore. Sì, perché sono convinta che chi lo fa per mestiere abbia grandi responsabilità e grandi missioni da svolgere quando intraprende tale strada. Infatti, nonostante il tradurre sia dar voce a un autore, riportando pedissequamente nella propria lingua le sue parole, il traduttore passa in secondo piano dimenticato dal lettore. Tranne nel caso in cui il testo sia cucito talmente male da rendere oltremodo ingombrante la sua presenza. Questo è il paradosso a cui ci dobbiamo arrendere: far bene una traduzione ed essere dimenticati, passando in secondo piano, piuttosto che essere notati perché il lavoro fatto è stridente, ingarbugliato e cacofonico.

Tuttavia tale aspetto è solo una delle facce della medaglia. Nel frequentare svariati corsi, per affinare le mie capacità e le mie conoscenze, ho imparato che non esiste la traduzione per antonomasia, ma una traduzione: quella che è frutto del lavoro di una persona che ha il proprio bagaglio culturale e formativo. Per cui, a parità di competenza e professionalità, la mia traduzione sarà diversa da quella di un altro collega, perché diversi sono i nostri processi mentali e le nostre realtà. Diversi saranno i dubbi amletici che sorgeranno ogniqualvolta si preferisca una scelta lessicale invece di un’altra. Senza parlare dei sensi di colpa che ci si porta dietro per averlo fatto.
Però, vuoi mettere che soddisfazione sapere che chi leggerà il lavoro finito non penserà a quel testo come a una traduzione ma come a qualcosa di naturale?

Autore dell’articolo:
Ina Uzzanu
Traduttrice Freelance & Scout Reader
Sassari