Sapere e solitudine del traduttore

 Categoria: Traduttori freelance

Quella del traduttore è una professione straordinaria sotto molteplici punti di vista.
L’aspetto più stimolante è la possibilità di apprendere ogni volta qualcosa di nuovo direttamente da casa, in una sorta di formazione continua e costante. Ed è proprio questa la caratteristica che più apprezzo nel mio lavoro. Ogni volta che traduco un testo, un mondo nuovo e fino a quel momento sconosciuto, si apre alla mia conoscenza. Fatti, avvenimenti, personaggi vagamente noti o dei quali ignoravo l’esistenza, diventano familiari. Parola dopo parola, frase dopo frase, il mio bagaglio culturale si arricchisce di informazioni, notizie, date, ricorrenze che stimolano e appagano la mia innata curiosità. Proprio quest’ultima, infatti, è la mia caratteristica principale che, assieme alla passione innata per la lettura, ha influito in modo determinante sulla scelta del lavoro.

Tradurre mi permette al tempo stesso di esercitare la mia professione e di ampliare il mio “sapere“, sarà perché mi occupo di testi artistici infiocchettati di citazioni, riferimenti, metafore, allusioni a vicende storiche, politiche, letterarie…. Così, comodamente seduta alla mia postazione di lavoro, a piedi nudi sul parquet, un bicchiere d’acqua di fronte alla tastiera e la scrivania traboccante di carte, penne e fogli, ogni giorno parto alla scoperta di qualche novità, circondata e immersa nel silenzio interrotto di tanto in tanto dallo squillo del cellulare, dai rumori provenienti dall’esterno ma scandito dal ticchettio dell’orologio e della tastiera che, per proteggere dal sudore delle dita, ho avvolto in un foglio di cellophane.

La solitudine
, già, l’altro aspetto inscindibile e fondamentale di questa professione almeno per me e che, confesso, all’inizio avevo del tutto sottovalutato. La solitudine, compagna fedele di tante ore passate a cercare il termine più adatto, più appropriato, a dirimere un dubbio, a trovare conferme o smentite. Mi pesa tanto la mancanza di un collega di scrivania con cui parlare, confrontarmi e perché no, litigare sullo spazio. Certo, la presenza di skype ha in parte mitigato questa sensazione ma se da un lato questo strumento fa entrare il mondo nella tua stanza, dall’altro aumenta il desiderio di contatti reali, basati su un’autentica vicinanza fisica. Per ovviare al problema o perlomeno nel tentativo di farlo, ci si potrebbe collegare nell’ora di pausa per bere insieme agli altri un caffè virtuale ma quello del bar ha tutto un altro sapore!

Autore dell’articolo:
Maria Cristina Chiarini
Traduttrice freelance FR-EN>IT
Città di Castello (PG)