Porto franco (4)

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Vedo il disagio socio psicologico degli immigrati causato dal diniego totale nell’imparare l’italiano e conoscere la cultura del posto. Vedo anche l’identità sospesa dei figli degli immigrati. Quante volte gli immigrati diventano soggetti principali della cronaca nera. Quante volte gli Italiani guardano con occhi diffidenti e sospettosi il comportamento degli stranieri, come quello di un padre musulmano che ha ucciso la propria figlia per il senso di impotenza, senza conoscere  e scandagliare la cultura di adozione. L’azione brutale non è compiuta dall’immigrato, ma dal padre disperato e dall’uomo impaurito. Ovviamente lui è colpevole in tutti i sensi in prima persona, ma nessuno può capire perché questo povero uomo ha fatto un gesto così folle e disumano in un Paese sconosciuto contro una figlia adolescente confusa nel minaccioso tessuto sociale. Se fossi nel fidanzato italiano della ragazza, invece di istigarla contro il padre invitandola a scappare, avrei provato a guadagnarmi la sua fiducia riportandola a casa sempre prima del coprifuoco. Forse l’uomo impaurito avrebbe imparato con il tempo a aprirsi alla cultura non natia e la tragedia non sarebbe accaduta, spezzando per sempre il legame sacro della famiglia.

Posso confermare con certezza che il mondo è troppo grande e va ben al di là delle comunità nazionali cui ognuno di noi appartiene. Vivere nel mondo limitato o chiuso, come preferisce fare la maggior parte dei miei connazionali a discapito dell’opportunità di conoscere nuove realtà fuori dalla propria Patria, non è altro che un regresso nella vita come si racconta della vita dei migranti italiani negli Stati Uniti d’America in “Cristo si è fermato ad Eboli” di Carlo Levi.

La vita di un immigrato non è per nulla semplice, non soltanto in Italia ma in tutto il mondo. Tuttavia provo una profonda gratitudine per le Istituzioni italiane, perché mi hanno sempre aperto le porte del mondo della conoscenza e dell’apprendimento lavorativo, ogni volta che bussavo. Le porte culturali italiane non sono per niente simili a quelle di Kafka che è in eterna attesa dell’accesso all’ingresso negato. Ringrazio anche coloro che mi sono stati vicini nei momenti difficili con pazienza e amore.

Ora spetta a ognuno di noi immigrati sfruttare dell’occasione offertaci per creare un mondo di armonia e rispetto e riscattare la qualità della propria vita, poiché ciò che conta davvero nella vita è avere una tale possibilità di crescita a portata di mano.

Autrice dell’articolo:
Oui Suk Choi
Traduttrice KO > IT
Roma