Porto franco (3)

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Nella mia vita la fiducia degli altri l’ho sempre guadagnata con fatti e azioni, non a parole. Tante volte ho bussato alla porta delle istituzioni italiane e mi sono vista respinta e non considerata. Mai, però, ho gettato la spugna, continuando a chiedere informazioni sul perché non fossi idonea e accettata. Mancava il titolo di studio perché la mia laurea, conseguita in Corea, non è riconosciuta dallo Stato italiano per l’equipollenza? Non mi sono mai data per vinta né ho insistito in modo cocciuto, ma mi sono laureata all’università di Roma “La Sapienza”. Non ho preteso nemmeno il riconoscimento degli esami equipollenti sostenuti in Corea per agevolare il percorso di studio. Avevo per esempio già sostenuto, dieci anni prima, la prova d’inglese nel mio Paese, diversa però per crediti e per contenuto da quella in Italia: non mi sembrava una perdita di tempo ripeterne l’esame e anzi colsi l’occasione per arricchire la mia conoscenza in materia, visto che la lingua si era evoluta nel tempo per argomenti ed esigenze sociali. Alla fine sostenni ventuno esami. In questo modo mi avvicinai sempre più all’ottica della cultura italiana ed entrai in modo naturale nel tessuto socio-culturale. Dopo la laurea ho seguito diversi corsi gratuiti, mirati a professionalità specifiche, per imparare nuovi termini, accrescere le conoscenze e la mia cultura generale.

Ora, dopo questa preparazione di base, non voglio essere più un’immigrata attiva, ma una cittadina attiva. Non ho ancora la cittadinanza italiana, ma mi preparo giorno dopo giorno. Il mio impegno verso la nuova tappa non ha il solo scopo di ottenere il tanto agognato pezzo di carta, ma anche e soprattutto quello di diventare una cittadina attiva nel tessuto socio-culturale, economico e politico, in altre parole essere integrata in modo rizomatico nella cultura di adozione. Il che significa tenermi in forma a livello culturale attraverso l’impegno civile. Quindi mi informo leggendo giornali, seguendo trasmissioni e dibattiti in televisione, partecipando a incontri e frequentando associazioni culturali. Tutto questo per restare al passo con il mondo attuale e per essere una cittadina attiva a pieno titolo. Nessuno mi costringe a farlo, ma credo fermamente che l’espressione “Porto Franco” significhi non soltanto libertà di scelta di vita in un luogo non natio, ma rappresenti un processo di crescita continua per un individuo, una decisione arbitraria di progredire giorno dopo giorno: l’integrità dell’uomo si forma attraverso la perseveranza e la conservazione dei principi nel corso della vita.

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Autrice dell’articolo:
Oui Suk CHOI
Traduttrice KO > IT
Roma