Parole in transito

 Categoria: Traduttori freelance

Ci sono lettori compulsivi, drogati di parole scritte, che in mancanza d’altro leggono le etichette dei detersivi al supermercato.
Ci sono scrittori compulsivi che non importa perché, né come, ma devono muovere le dita sulla tastiera, o la penna sui fogli d’un taccuino, sporcandoli d’impressioni e pensieri.
E poi ci sono quelli come me che amano, in maniera compulsiva, tenere il piede in due staffe, che non sanno decidersi tra gli occhi e la mano, perché entrambi attingono alla medesima fonte.
Questo è il motivo per cui amo tradurre: trasportare le parole lette nella dimensione di quelle scritte; sono un’operaia della parola, le prendo da un luogo e le trasporto in un altro, nuovo, diverso; sono un facchino silenzioso, che sceglie il proprio percorso con cura, portando valigie di parole da una parte all’altra.

Le parole non mi appartengono, io le trasporto e basta, vengono da un luogo che non è mio, e vanno in un luogo che tantomeno possiedo, ma la strada, quella sì, quella mi appartiene.
E io, portatrice del lieve peso della parola, posseggo le chiavi per accedere al deposito. E le chiavi sono sempre parole, straniere per altri ma non per me, parole che diventano pensiero, cultura, mondo diverso ma compreso. E così sono, compulsiva nel mio tenere il piede in più staffe, in più lingue, in più parole; compulsiva nell’aprire le porte e trasportare da un luogo all’altro.

A volte il bagaglio all’arrivo è più leggero, altre più pesante. Il percorso modifica, altera, ci sono parole che faticano a rimanere le stesse, concetti che non possono essere compresi, come vestiti che stanno troppo stretti, o abiti troppo lunghi per essere indossati.
Io, amante compulsiva della parola, me ne dispiaccio, soffro a vederle a terra: umili parole che non hanno la forza di fare il salto, parole altere che non desiderano andare oltre, parole pigre e parole ribelli che non vogliono farsi chiudere in valigie; parole così intime da cui accomiatarsi è doloroso. Ma da brava e diligente operaia so aspettare quando serve, e correre se necessario, so convincere le parole birichine, allettare quelle superbe e salutare quelle troppo amiche.
E così continuo a muovermi tra lettura e scrittura, portando valigie di parole da una lingua all’altra.

Autore dell’articolo:
Anna Zambelli Sessona
Traduttrice EN-ES-AR>IT
Arta Terme (UD)