L’invisibilità del traduttore

 Categoria: Traduttori freelance

La questione dell’invisibilità del traduttore è, da sempre (o, meglio, da quando la traduzione ha cominciato ad essere studiata come scienza), una delle più discusse. Il traduttore dovrebbe certamente aspirare all’invisibilità totale ma ciò che ci si chiede è se, in effetti, questo sia possibile.

Cosa succede quando leggiamo un’opera straniera? Il lettore medio certamente non si sofferma a pensare al fatto che ciò che sta leggendo non sono le parole dell’autore.

Sicuramente, tale fenomeno si verifica maggiormente nell’ambito della traduzione letteraria: non ci soffermeremmo, con assoluta certezza, a pensare a chi ha scritto un manuale di istruzioni e se lo stesso, tradotto, è diverso oppure no. Tradurre un’opera letteraria, d’altro canto, pone non pochi problemi. Primo fra tutti, comprendere l’intenzione dell’autore. Per farlo, ne dobbiamo indagare le sfumature più profonde, il contesto sociale, politico, personale, storico in cui scrive l’opera. Non si può pensare di tradurre un’opera senza conoscere almeno la vita e gli avvenimenti personali più importanti dell’autore. Fatto questo, dobbiamo indagare l’opera: niente di più difficile. Cosa vuole comunicare l’autore con un particolare ordine delle parole? Un esempio che, assurdamente, ci obbliga a scegliere cosa fare: dobbiamo decidere cosa sacrificare ossia la chiarezza in funzione della struttura originale o la struttura originale in funzione della chiarezza? La verità è che ogni traduttore farà una scelta diversa e, presumibilmente, su cento traduttori, cinquanta sceglieranno la prima soluzione e cinquanta la seconda. Non c’è una versione giusta ed una sbagliata. Ed ecco che, inevitabilmente, il traduttore emerge, quasi spinto inesorabilmente dal suo stile, dalla sua eccellente sensibilità (a volte migliore di quella dell’autore), dal suo ego che, colmo d’orgoglio, sente la necessità di rendersi noto. E’ questo il motivo per cui abbiamo la testimonianza di alcune opere che, in lingua originale, sono risultate un flop mentre tradotte hanno avuto successo. Il traduttore non può essere invisibile per la semplice ragione che un’opera letteraria non nasce per essere destinata alla traduzione. L’autore nemmeno riflette sul fatto che qualcuno si troverà a lottare con il suo stile, con il suo modo di comunicare cercando di essere il più neutro possibile. No. Non succede mai. L’autore scrive. Scrive colto dall’ispirazione, spinto dall’istinto, dalla passione, tutte cose incomprensibili ad una scienza. Ed il traduttore, nel suo campo, è uno scienziato. Uno scienziato che deve applicare regole scientifiche a tutto ciò che è stato detto. Uno scienziato che viene notato solo se commette un errore e viene addirittura schernito e considerato un incompetente se in mille pagine di traduzione non ha corretto un errore o, peggio, lo ha commesso. Uno scienziato che deve adattare il suo stile a mille diversi stili per cercare di essere fedele ed accurato. Uno scienziato le cui strategie mai vengono lodate né criticate perché nessuno può notarle se non lui stesso o pochi della sua categoria. Uno scienziato che si prende la responsabilità assoluta di ciò che fa, cosa molto rara al giorno d’oggi, ed è pronto a giustificare le sue scelte.

Qualcuno si è mai chiesto quanto sia difficile riscrivere un’opera? Perché, nel caso nessuno se lo fosse chiesto, è questo che il traduttore fa: riscrive. Dalla prima parola all’ultima. Facendo ricerca, spendendo energie, sia fisiche che mentali. Ed allora viene da chiedersi perché la figura del traduttore goda di così poca importanza nel nostro paese. La risposta è che, anche sentendo cosa pensano le persone estranee a questo mondo, ancora una volta i traduttori sono considerati una specie di macchinario semi-automatico. Uno scanner che legge una parola e, prontamente, la riscrive in un’altra lingua. Nessuno immagina quale mole di lavoro può risiedere dietro alla scelta di ogni singola parola. A volte, io stesso mi stupisco del tempo impiegato per avere l’assoluta certezza che la parola che ho scelto calzi alla “perfezione”. Ebbene si, la realtà è proprio questa: dietro ad un traduttore si nasconde una persona, una persona con delle sensazioni, dei sentimenti ed una preparazione teorica e pratica che veramente poche persone immaginano. E si noti bene che scrivo si “nasconde” non perché sia uno dei modi di dire più utilizzati. Scrivo si “nasconde” proprio per porre l’accento sul fatto che il traduttore è l’anima segreta di un’opera che, grazie a lui, può essere letta, apprezzata ed odiata da un numero di persone di gran lunga maggiore a quello delle persone che la leggerebbero se il traduttore non esistesse.

Autore dell’articolo:
Jacopo Mosconi
Traduttore EN-ES-PT>IT
Perugia