Le diverse strategie traduttive

 Categoria: Traduttori freelance

Il duplice trasferimento da una all’altra lingua comporta, molto spesso, la modificazione dell’enunciato iniziale. La ricostruzione del testo deve gestire le diversità culturali così come le incompatibilità strutturali tra la lingua di partenza e quella di arrivo. In quest’atto di appropriazione e di ricostruzione testuale, la portata dell’intervento del traduttore può essere più o meno ampia. A definirla concorrono anche scelte di fondo che possono variare dall’adattamento al suo estremo opposto, la traduzione-calco. L’adattamento mette in atto una strategia traduttiva impostata in funzione del pubblico di arrivo: in questo modo il testo di partenza risulta elemento secondario, fonte di dati che verranno riutilizzati per “confezionare” un prodotto caratterizzato da un notevole livello di rielaborazione e di libertà espressiva, con cambiamenti anche consistenti rispetto alle caratteristiche dell’originale. L’estremo opposto è la cosiddetta traduzione-calco, che traspone nel testo di arrivo gli elementi del testo di partenza in modo da riprodurne gli aspetti semantici, etimologici e temporali.

Esiste poi la strategia traduttiva definita “letterale”, che rispetta le particolarità formali del testo di partenza, conformandosi agli usi grammaticali della lingua di arrivo. Il traduttore mira a far emergere il senso di estraneità, per consentire al lettore di cogliere la presenza forte, l’immanenza, di una fonte originale, senza tuttavia forzare in modo innaturale la lingua di arrivo. Al conseguimento di questo risultato concorrono prestiti lessicali e strutture sintattiche vicine, quando possibile, a quelle del testo di partenza. Un tipo di traduzione letterale è la traduzione parola per parola, che traspone nel testo di arrivo gli elementi del testo di partenza senza modificarne l’ordine. Una strategia utile per individuare la struttura della grammatica e del lessico nel caso di lingue antiche, ma altresì pericolosa in quanto può facilmente compromettere la ricezione del senso del testo ed essere fonte di errore.

Occorre a questo punto l’ipotesi dell’intraducibilità linguistica: secondo questa teoria il trasferimento del significato non può essere realizzabile, contenendo nel migliore dei casi la sostituzione del significato espresso nella lingua di partenza con un significato espresso nella lingua di arrivo. La traduzione realizzerà allora una sostituzione e non un trasferimento di significati, vale a dire che i significati espressi dalla lingua di partenza nel testo di partenza non saranno trapiantati nel testo di arrivo, come implica il termine trasferimento. Resta il fatto che la traduzione, pur con tutti i limiti che a essa si vogliano o si possano attribuire, resta irrinunciabile giacché risponde alle esigenze comunicative di un mondo che non ha ancora conquistato, e nel quale difficilmente potrà affermarsi, una lingua “globale”.

Autore dell’articolo:
Fabrizio Orlandi
Traduttore laureato ES-EN-PT>IT
Madrid (Spagna)