L’amore per le lingue (4)

 Categoria: Traduttori freelance

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Dopo aver ottenuto con tanta fatica e sacrificio l’attestato, mi resi conto che se ero riuscita a tradurre un testo dall’italiano all’arabo allora potevo essere capace di fare tutto.
Sì lo so è un po’ esagerato, ma provate voi a laurearvi e nello stesso periodo a dare gli esami di arabo grammatica e cultura, a far conciliare tutto, esami, due scuole, a preparare la tesina, a mandare avanti una storia sentimentale a distanza, e soprattutto a dormire.

Una volta ottenuta la laurea triennale decisi di trasferirmi a Londra, dove appresi che l’inglese vero, non era proprio quello che ti insegnano fin da piccola a scuola.
La frase: “What are you doing?” praticamente non esiste, si dice : “What you up to?”.
Il them diventa “em”.
I doesn’t quasi lasciano il passo ai don’t.
Insomma tutta la fatica per imparare noiose regole grammaticali vanificata dalla realtà.
Conosci i veri Inglesi, e riesci a sostenere una conversazione intera, la tua barra immaginaria di soddisfazione personale comincia a crescere per poi crollare di fronte alle frasi: “I’m having a bubble, we’re having a giraffe, see you later alligator” che ti destabilizzano perché capisci che sei una studentessa laureata in mediazione linguistica che di fronte a un po’ di slang è perduta. Anche perché, non so a voi, ma io la connessione tra having a giraffe e ridere molto non la trovo proprio!

Inoltre la pronuncia all’inizio è così poco chiara che capisci che aver comprato la collezione intera di Magic English, è stato solo un dispendio inutile di denaro.
Tante regole sul come si pronuncino le parole inglesi credo che alla fin dei conti non esistano.
Provate un po’ a leggere queste parole e capirete il perché:
- Shoes, goes, does
- marriage, foliage, age, mirage
- Rachel, ache, moustache
- Eye, I, ay, aye
- Though, through, plough, dough, cough
- Hiccough, cup

Insomma bisogna viverle le lingue per poterle parlare sul serio.

Per assurdo a Londra perfezionai il mio spagnolo con alcuni colleghi, in particolar modo con un ragazzo madrileño che divenne poi il mio compagno d’avventura nella caotica Londres.
Lui imparava un po’ di italiano con me e io perfezionavo il mio spagnolo con lui.
Uno scambio equo di grammatica ma soprattutto di modi di dire, di parolacce e di slang.
Anche se qualche trucchetto per laagudas, llanas y esdrújulas acerrima nemica dei non Spagnoli che porta il nome di tilde, non sono riuscita a farmelo insegnare. Provai ad accennargli le tre paroline magiche: “” ma nulla da fare, credo che la tilde sia un mistero anche per gli Spagnoli a questo punto.

Il tempo trascorreva e giorno dopo giorno il mio inglese e il mio spagnolo miglioravano, il mio bagaglio culturale si ampliava sempre un pochino di più e iniziavo a sognare in inglese cosa che mi entusiasmava più di tutto.

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Autrice dell’articolo:
Tiffany Melocchi
Traduttrice EN-ES>IT
Milano