L’amore per le lingue (3)

 Categoria: Traduttori freelance

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Simile alla consecutiva ma a parer mio più difficile è la simultanea. Una traduzione che quasi non ti lascia il tempo di collegare il cervello alla bocca, e se ti si inceppa la lingua e perdi quei due secondi che si sa, nella simultanea sono questione di vita o di morte, beh altro che il countdown di un timer collegato a una bomba che sta per esplodere, qui la situazione è decisamente più critica! Tuttavia la soddisfazione più grande te la dà proprio lei, la traduzione simultanea, perché è così che funziona nella vita, più le cose sono difficili da fare e da portare a termine, più danno soddisfazione.

Nonostante tutte le interrogazioni, le verifiche e gli esami, il periodo universitario l’ho vissuto molto positivamente. Svegliarsi la mattina e sapere di avere il lusso di poter imparare cose nuove tutti i giorni, non è da poco. Quella sensazione di andare all’università con la borsa piena di dizionari, enciclopedie, glossari e tanto mal di schiena, avere il privilegio di sfogliare quei dizionari, sentire le pagine che ti scivolano tra le dita sudate e stanche mentre stai traducendo un testo che tratta un argomento a te sconosciuto, è un lusso che pochi si possono concedere.
E poi gli esami finali, il sudore (laurearsi a Luglio non ha di certo contribuito), la fatica, lo stress ma anche la soddisfazione, il senso di libertà, l’orgoglio, la discussione della tesi, l’applauso, il: “Ce l’ho fatta! ”.

La sera, finite le lezioni in università andavo a studiare arabo.
Una cultura così distante dalla nostra, punti di vista così diversi che cercare di rimanere oggettivi ed estranei era davvero difficile.
Professori madrelingua arabi, il mio prediletto era Afifi che da quando aveva scoperto che ascoltavo musica araba, aveva imposto una regola esclusivamente per me: ogni volta che volevo porgergli una domanda, dovevo cantargli una strofa di una qualsiasi canzone araba, cosa alquanto imbarazzante date le mie famose performance che hanno fatto sanguinare orecchie di amici e parenti. Tuttavia le domande le dovevo fare, perché siamo chiari, stare dietro alle assurde regole grammaticali dell’arabo standard mi obbligava ad alzare la mano almeno 3 volte a lezione aggiunto il fatto che Afifi parlava un Italiano un po’ improvvisato e inventato.

Giusto per darvi un’idea, l’arabo ha tre generi: il femminile, il maschile e il neutro.
Si caratterizza per avere:
- singolare, duale e plurale
- declinazioni
- 12 pronomi personali soggetto, perché sei non bastavano.
E tante altre regole grammaticali fuori dal comune per noi Italiani.
Un esempio che vi farà uscire gli occhi dalle orbite sono i numeri, un vero incubo!
Innanzitutto hanno la peculiarità di essere maschili o femminili perché sono aggettivi per cui vanno dopo il nome.
Un po’ come se in Italiano dicessimo:
quattro tavoli / quattra finestre
Ma la difficoltà ovviamente non poteva fermarsi qui:
Il numero 1 è singolare e va dopo il nome
Il numero 2 è duale e va dopo il nome
I numeri dal 3 al 10 devono avere il genere opposto del nome a cui sono associati (esempio quattra tavoli), il sostantivo va al plurale in caso obliquo.
I numeri che vanno dall’11 al 99 accompagneranno un sostantivo indeterminativo singolare allo stato accusativo
I numeri 11 e 12 concordano con il nome mentre i numeri dal 13 al 19 dovranno avere il genere opposto dei sostantivi e così via…
Inutile dire che ovviamente i generi italiani non corrispondo ai generi arabi.
Generalmente alfabeto, numeri e colori sono le tre categorie più semplici da imparare quando si inizia a studiare una lingua, qui però c’è lo zampino del diavolo.

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Autrice dell’articolo:
Tiffany Melocchi
Traduttrice EN-ES>IT
Milano