L’amore per le lingue (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Mi appassionai così tanto che ottenuto il diploma decisi di iscrivermi alla Scuola Superiore Per Mediatori Linguistici Carlo Bo di Milano.
Scelsi come prima lingua l’Inglese e come seconda lingua lo spagnolo, francese e tedesco non mi allettavano molto a dir la verità.
Amo così tanto il suono della lingua spagnola, che quando vado in vacanza in Spagna spesso mi ritrovo ad ascoltare Radio Maria pur di sentire la voce di qualcuno che parla e assaporare appieno la vera pronuncia che nelle canzoni un po’ viene persa.

All’università tutti i giorni si apprendevano concetti e vocaboli diversi, si studiavano argomenti mai affrontati prima, e tutti i giorni in un modo o nell’altro venivo interrogata data la partecipazione al corso universitario di sole altre 4 persone.
Versione, traduzione, consecutiva, simultanea, grammatica, letteratura, linguistica, fonetica, psicologia, film in lingua, libri in lingua…posso dirlo: que guay!
Era un sogno, ovviamente un sogno un po’ stressante, a volte anche terrorizzante, ma che bello studiare le lingue.
Che bello imparare a conoscerle, appassionarsi, cambiare punto di vista, sentire che pian piano iniziano a far parte di te, perché quando parli tutto è così naturale, perché quando leggi ti accorgi che la tua pronuncia sta migliorando, una sensazione che solo gli studenti più appassionati possono comprendere.

Ricordo ancora come le lezioni di consecutiva mi agitassero, il professore iniziava a leggere un brano scelto sul momento, e noi tutti a scrivere simboli su un blocco di carta categoricamente ad apertura verticale utilizzando la penna più veloce e liscia di cui la cartoleria disponeva. Dio solo sa come il cuore ti si ferma in quei 20 minuti di lettura, il cervello si concentra solo su una voce, su un concetto e alla fine, con la mano indolenzita mentre rileggo gli appunti il dito di colui che in quel momento ha in mano il destino di tutti noi scorre lungo il registro e la sua voce: “Melocchi la prescelta sei tu”.

C’è solo una cosa da fare a questo punto: respiro profondo, ti alzi, e mentre percorri quei pochi metri prima di arrivare accanto alla cattedra, stai già pensando a come iniziare la traduzione. Parti alla grande, tutto va liscio, riesci a tradurre un modo di dire alquanto scomodo, ti sei annotata tutti i nomi propri e le date alla perfezione, finché quella parola che ti serve per chiudere la frase non ti viene, ce l’hai sulla punta della lingua, ma non ne vuole sapere di venir fuori, sta lì e devi trovare un modo per completare la frase e darle un senso, devi farcela e ce la fai. Perché non ci sono altre opzioni, chiudere la frase e dare un senso compiuto a ciò che stai dicendo è l’obiettivo principe.

Terza parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Tiffany Melocchi
Traduttrice EN-ES>IT
Milano