La traduzione non esiste

 Categoria: Traduttori freelance

La traduzione non esiste. Non ne esiste un concetto astratto, una definizione universale. Non ne esiste una regolamentazione univoca, né una storia lineare. Insomma, non ne esiste un’«idea», per usare il linguaggio di Platone.
Eppure è certamente da annoverare tra le più grandiose delle invenzioni umane insieme alla ruota, la stampa, il motore a scoppio.
E prima di liquidare le mie affermazioni come deliri di onnipotenza di una piccola traduttrice in erba, pensate a quello che dobbiamo a questa invenzione:

- la matematica, quindi l’informatica, quindi il web (perdonate il semplicismo, ma ci siamo capiti);
- la religione;
- la letteratura di tutto il mondo;
- la giurisprudenza;
- la storiografia.

Potrei continuare con l’elenco, ma forse non è davvero necessario. Qualsiasi cosa sia nata in qualsiasi parte del mondo ha potuto propagarsi (diversi secoli prima dell’avvento del pulsante «Share» di Facebook) grazie all’invenzione della traduzione.
Sul tavolo dove lavoro ho una riproduzione in gomma antistress della Stele di Rosetta, e quando la vedo mi viene la pelle d’oca e penso al piccolo Champollion, al quale si schiuse la magnificenza di una scoperta epocale, guadagnata solo grazie alla conoscenza delle lingue (moltissime lingue) e ad un’immensa passione.

Ogni volta che mi sono trovata di fronte ad un testo da tradurre ho sempre cominciato pensando che la traduzione non esiste. Non molto incoraggiante, potreste osservare voi, ma invece molto liberatorio. Se la traduzione non esiste, il traduttore non esiste, e il mio lavoro può finalmente tornare ad essere ciò che è stato nei lunghi secoli che hanno preceduto la teorizzazione della traduzione: un passaggio di parole da un codice linguistico-culturale ad un altro. Le parole devono migrare: posso concentrarmi sulla magia da compiere per dar loro le ali, senza tradirle, senza storpiarle, senza violarle. Poi alla fine rileggo tutto e mi accorgo di aver “fatto” traduzione. Una «magia vuota», come dice mio zio per parlare di un trucco che non c’è.

Rileggendo il mio lavoro di solito vengo assalita da un altro pensiero: ma se queste parole restassero dove sono, se io non mi fossi permessa di farle migrare, se nessuno nella storia avesse preso tale potentissima iniziativa… Cosa sarebbe successo? Se nessun animale fosse mai migrato, se nessuna popolazione si fosse mai spostata, se nessuna parola fosse mai stata tradotta?
Non è facile da immaginare come scenario. Mi piace pensare che ci sarebbe una varietà immensamente maggiore: di lingue, di dialetti, di storie, di letterature, di religioni, di costumi, di credenze, di artigianati, di mestieri. Vivremmo in un mondo infinitamente più ricco, più in pace, forse, e più stimolante. Ma non lo verremmo mai a sapere.

Allora stringo la mia Stele antistress e benedico il giorno in cui qualcuno inventò la magia vuota della traduzione.

Autrice dell’articolo:
Sofia Dilaghi
Traduttrice freelance ES, DE, EN, FR, RU > IT
Firenze