La traduzione di un mito aborigeno (3)

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Quella che segue è invece la traduzione in inglese del solo testo aborigeno.

1. To ashes the fire burnt down, to ashes it burnt,
To ashes the fire burnt down.
2. To ashes all burnt down, in ashes he lies,
He lies.
To ashes, not seeing in ashes he lies.
3. Lying in the ashes not seeing
Lying in the ashes.
4. The fire-brand burnt it.
Ashes, the fire!
The fire-brand burnt it.
Ashes, the fire.

5. Akilyawa he calls himself, the Aranda
name for “dragon lizard”,
He looks at his bare bones and leaves
his burnt camp.
5a. He leaves his burnt camp, he looks at his bare bones
He calls himself Akilyawa,
He looks at his bare bones and leaves his burnt camp.
(half sung)
Now arise!

6. It was evening, twilight, evening
Twilight, and the mulga was burnt, it was evening.
7. He picks up sticks,
He picks up sticks,
With his hands he builds a humpy.
8. The salt lake Mirlaka is there, it glistens,
He makes a noise as he vomits, it glistens.

9. He sees he has turned greyish white, there he sees he is greyish white,
There lies his tail. When he scratches himself it falls apart.
He sees he has turned greyish white, there.

9a. He sees he has turned greyish white, somewhere, when he scratches himself,
He sees he has turned greyish white, somewhere, when he scratches himself.

10. I am the Knob-tailed Gecko, the Knob-tailed Gecko,
I am the Knob-tailed Gecko, the Knob-tailed Gecko.
My body I bury below.
10a. My body I bury below
My body I bury below.
I am the Knob-tailed Gecko, the Knob-tailed Gecko,
I am the Knob-tailed Gecko, the Knob-tailed Gecko.
My body I bury below.

A questo punto proponiamo la traduzione in italiano della versione inglese e del commento aggiunto in inglese al testo originario aborigeno. Il commento era stato fornito, in lingua originale, a Duwell e Dixon da Mick McLean Irinyili, discendente della gente Wangkangurru, un popolo di lingua Aranda, diffusa, con numerosi dialetti, in tutta l’Australia centrale, specialmente lungo il Finke River e nel Deserto di Simpson. Il canto prende le mosse dal Grande Incendio Ancestrale che prese inizio proprio nella regione degli Aranda e si spostò verso nord-est. Narra le vicende di un mitico antenato, il quale diede origine al sogno di questo animale totemico.

I Canti del Geco dalla Coda a Pomo

1. In cenere il fuoco bruciò, in cenere bruciò,
In cenere il fuoco bruciò.

La Lucertola delle Dune, Wakultyuru, era nel fuoco al campo Kudnara. Egli tentò di proteggersi col suo scudo, ma lo scudo si bruciò. La sua pelle si staccò. Mentre giaceva nella cenere cantò questo verso.

2. Tutto bruciò in cenere, nella cenere egli giace
Egli giace
In cenere, senza più vedere nella cenere giace.

Sarà stato il giorno dopo: ritornò lentamente alla vita tra la cenere. Non era ancora un Geco dalla Coda a Pomo. Era Wakultyuru, cioè una lucertola delle regioni delle dune sabbiose. Lo si può vedere dappertutto: è marrone con una grossa testa e la coda lunga. Le ustioni lo hanno fatto sembrare diverso: si sarebbe trasformato in un Geco dalla Coda a Pomo chiamato Mayipalkuru o Tyarla-tyarla.

3. Giace nella cenere senza vedere,
Giace nella cenere.

Rimase là,se ne stette appiattito dopo l’incendio, senza guardare da nessuna parte. Se ne stette disteso e continuò a restare disteso. Non che dormisse: era come morto.

4. Il tizzone ardente lo bruciò. Cenere, il fuoco!
Il tizzone ardente lo bruciò. Cenere, il fuoco!

Riuscì a guardare in su e vide il proprio campo; era stato bruciato.

5. Akilyawa chiama se stesso, il nome Aranda che indica la “lucertola drago”,
Guarda le sue ossa nude e abbandona il suo campo bruciato.

Gradualmente recuperò abbastanza forza per muoversi. Diede a se stesso il nome con un verso. E girò il verso intorno.

5a. Egli abbandona il suo campo bruciato, guarda le sue ossa nude
Chiama se stesso Akilyawa,
Guarda le sue ossa nude e abbandona il suo campo bruciato.
(mezzo cantato)
Ora alzati!

E si levò dal morto.

6. Era sera, crepuscolo, sera,
Crepuscolo e il mulga era bruciato, era sera.

Ecco come partì e si guardò intorno attentamente per decidere in quale direzione e da che parte andare.

7. Raccoglie ramoscelli,
Raccoglie ramoscelli,
Con le mani costruisce un riparo.

Continuò a cercare un posto dove accamparsi ma la campagna intorno era già nel crepuscolo. Il sole tramontò. Cercava un frangivento, un po’ di rami d’acacia mulga per farsi un riparo. Tutto era stato bruciato dal fuoco. “Dove posso andare a riposare tra qualche albero di mulga?”
Andò avanti. C’era un albero di mulga nella palude, un albero di mulga! La palude non era bruciata e l’albero era rimasto in piedi, vivo. Trascorse la notte sotto l’albero di mulga e il giorno dopo si si spinse ancora più a sud-ovest, nel deserto.

8. Il lago salato Mirkala è laggiù, risplende,
Egli produce un rumore mentre vomita, risplende.

Allora vide il lago salato Mirlaka e lo nominò nel suo canto.

9. Si accorge di essere diventato bianco grigiastro, là si accorge
di essere diventato bianco grigiastro.
Là giace la sua coda. Mentre si gratta essa si stacca.
Si accorge di essere diventato bianco grigiastro, là.

Era ancora molto ammalato, poiché il fuoco gli aveva bruciato lo stomaco. Mentre guardava il lago si trasformò in un Geco dalla Coda a Pomo poiché era stato bruciato dal fuoco. Vide che dall’altra parte del lago, non lontano dalla riva, c’era una grande duna di sabbia. Raggiunse la sommità e osservò l’area circostante. Cercava un posto. Dove poteva nascondersi sottoterra e riposare in pace? Era ancora sofferente per il fuoco e la coda si era staccata.

9a. Si accorge di essere diventato bianco grigiastro, da qualche parte,
quando si gratta,
Si accorge di essere diventato bianco grigiastro, da qualche parte,
quando si gratta.
10. Sono il Geco dalla Coda a Pomo, il Geco dalla Coda a Pomo,
Sono il Geco dalla Coda a Pomo, il Geco dalla Coda a Pomo.
Nascondo il mio corpo sottoterra.
10a. Nascondo il mio corpo sottoterra,
Nascondo il mio corpo sottoterra.
Sono il Geco dalla Coda a Pomo, il Geco dalla Coda a Pomo,
Sono il Geco dalla Coda a Pomo, il Geco dalla Coda a Pomo.
Nascondo il mio corpo sottoterra.

Infine trovò un posto per accamparsi. Andò a stendersi sottoterra, si scavò un rifugio sottoterra, poi pronunciò una maledizione, una formula magica per quel posto. (Il cantore non rivela la maledizione che, afferma, gli è stata rivelata dal padre. Si riferisce a ciò che era accaduto al Geco. Può essere rivolta solo contro un uomo.)

Risulta evidente che la prima cosa che si perde, nella traduzione di un mito che originariamente era raccontato in versi è, come qualcuno ha acutamente notato, la voce, la tonalità originaria. Tentare di mantenere la tonalità di un racconto è sempre la cosa più difficile per ogni traduzione. Le lingue degli aborigeni posseggono una straordinaria musicalità, data dalla possibilità di realizzare straordinari effetti sonori mediante il gioco delle ripetizioni delle allitterazioni e delle assonanze, che evaporano completamente nel processo di traduzione. Inoltre, i canti, che erano legati spesso a cerimonie sacre, riti di iniziazione o propiziatori, erano accompagnati dal fragore prodotto dal battito ritmico dei boomerang, dei bastoni, delle mani e dal cupo suono del didjeridoo. Non è più possibile recuperare la musicalità originaria, specialmente per il fatto che quelle storie, in gran parte sono giunte a noi attraverso la mediazione di una terza lingua. Tuttavia si potrebbe tentare di farlo con quelle che sono sopravvissute anche nella versione originale.
Pare che W. B. Yates, si facesse leggere il testo poetico che intendeva tradurre in inglese da un madrelingua, il quale poi lo aiutava a trovare l’esatto equivalente inglese di ogni termine. A questo punto cominciava ad elaborare il testo che aveva prodotto cercando di imitare la musicalità originaria. È quasi come suonare la stessa musica con uno strumento diverso da quello per il quale era stata scritta. Solo che è un po’ più difficile, ma è un’avventura affascinante.

Autore dell’articolo:
Aldo A. Magagnino
Traduttore Letterario/Freelance EN-FR>IT
Alezio (Lecce)