La traduzione di un mito aborigeno (2)

 Categoria: Traduttori freelance

Si calcola che, prima dell’arrivo dei bianchi, in Australia ci fossero circa settecento diverse unità tribali e che ognuna costituisse un popolo diverso. Questo spiega anche le varietà regionali dei miti, delle favole e delle leggende. In totale, le lingue parlate erano circa duecentocinquanta, alcune simili tra di loro, altre diverse come potrebbero esserlo il francese dall’inglese. Questo complesso sistema presenta una notevole diversità rispetto ai sistemi europei. Diversa è, per esempio, oltre alla struttura sintattica, l’organizzazione della frase. È evidente che le favole, così come noi le conosciamo, contengano, al di là della volontà dei curatori delle varie raccolte, un notevole grado di occidentalizzazione.
A. W. Reed, che ha pubblicato numerose raccolte di storie aborigene, afferma che ogni scrittore che si avventuri a raccontare i miti e le leggende aborigene deve necessariamente adottare uno stile ed una presentazione personali, riscrivendo i miti e i racconti popolari e apportando solo i cambiamenti necessari a renderli accettabili ai lettori dei nostri giorni. Reed non ha avuto la possibilità di raccogliere il materiale sul campo, ma ha utilizzato le ricerche di altri ricercatori, poeti e scrittori, tra i quali T. G. H. Strehlow e, in particolare, Roland Edward Robinson, un irlandese trapiantato in Australia in tenera età e che divenne una delle principali figure del movimento Jindyworobak, che tanta parte ha avuto nel diffondere tra i lettori australiani prima, e all’estero poi, la consapevolezza dell’unicità del patrimonio culturale dagli aborigeni d’Australia. In genere, i ricercatori avevano raccolto le storie direttamente dagli aborigeni, alcuni dei quali erano istruiti o semianalfabeti. Va ricordato che gli esponenti Jindyworobak non erano in genere antropologi, né archeologi o etnologi, ma poeti e letterati e che di natura squisitamente letteraria erano i loro fini.
Naturalmente, a prescindere dalla bontà della traduzione, è possibile che, per altri versi, il significato risulti poco chiaro, poiché la matrice originaria dalla quale il testo emerge non è conosciuta in modo approfondito.
Bisognerà sempre tener presente che i racconti, che si rifanno alle songlines, erano originariamente in versi, come i poemi omerici, e la cadenza con la quale venivano raccontati contribuiva a far balzare davanti agli occhi le immagini della terra d’Australia. Il ritmo e la danza erano parte essenziale della narrazione.
Si vedano, per esempio le trasformazioni subite dai “Canti del Geco dalla Coda a Pomo”, nei passaggi dal testo originale aborigeno alla traslitterazione e traduzione inglese. Si tratta, di fatto, di una doppia traduzione: una, per così dire endolinguistica, con il passaggio dalla lingua orale aborigena ad una lingua aborigena scritta, anche se attraverso la mediazione di un codice europeo come l’uso di un alfabeto scritto, del tutto sconosciuto agli aborigeni, e una traduzione interlinguistica, dalla lingua aborigena alla/e lingua/e europea/e. I canti fanno parte di una raccolta curata da M. Duwell e R. M. W. Dixon, Little Eva at Moonlight Creek (University of Queensland Press, St. Lucia 1994).
Al testo aborigeno era stato aggiunto un commento in inglese, in sostituzione probabilmente di quelle parti del mito veicolate dal ritmo della musica e dai movimenti della danza, ottenendo un racconto che segue i canoni della cultura occidentale, ma che allo stesso tempo riesce ad evitare una completa colonizzazione del testo originario da parte della lingua d’arrivo. Siamo, quindi, anche di fronte ad una traduzione intersemiotica.

I CANTI DEL GECO DALLA CODA A POMO

(Tyárlara tyárlara ruté)

1. Yadná wuRadí pantaná yádnalpántaná
Yadná wuRadí pantaná.

The Sandhill Lizard, Wakultyuru, was in the fire at the Kudnara camp. He had tried to protect himself with his shield but it was burnt. His skin peeled off. Lying among the ashes he sang this verse.

2. Yadnál’ pantaná yadná linthityá
Linthítyarará.
Yadná warará yadná linthityá.

It must have been the day after: he slowly came back to life amid the ashes. He was not yet a Knob-tailed Gecko. He was Wakultyuru, that is a lizard in the sandhill contry. You see him anywhere: he is brown with a big head and a long tail. His burns have made him look different: he was to turn into a Knob-tailed Gecko called Mayipalkuru or Tyarla-tyarla.

3. Linthítyálarái yadnáwararái
Yadná linthityá.

He remained there, he just lay there flat after the fire, not looking anywhere. He lay there and went on lying there. Not that he was sleeping: he was as if dead!

4. Yanpá láthuká yatú pantaná
Yadná wuRa
Yanpá láthuká yatú pantaná
Yadná wuRalí.

He managed to look up and he saw his own camp: it had been burnt.

5. Mákulyé kulyákulyáidna
Makudnhái tyar’ímpirái.

He gradually recovered enough strength to move. He named himself in a verse. Then he turned the verse around.

5a. Tyar’ímparáta ma kudnhá
Mákulyá kulyáidna
Má kudnái tyar’ímpará
(half sung)
Uta thurkaná!

And he arose from the dead.

6. Língwetyengwé, pályalya língwetyengwé
Pályalya waridity’ amánta língwemantá.

This is how he set up and he looked around close by to decide in which direction and which way should go.

7. Kantireí yályara Rambálkulyanái
Kánti lyalyayará Rambálkulyanái,
MáRara wílpilminé.

He went looking for somewhere to camp but the country alla round was already in twilight. The sun set. He was looking for a windbreak, for a bit of mulga to break off to make a shelter. Everything had been burnt by the fire. “Where can I go to settle down among some mulga trees?”
He went on. There was a mulga tree in a swamp, a mulga tree! The swamp had not been burnt, and there was a tree standing there, alive. He spent the night by the mulga tree and travelled further southwest into the desert t
he next day.

8. Pántu Mirláka wára kampíne
Rítyampirlá kawára kampíne.

He saw the saltlake Milaka then and named it in his song.

9. Purlká nhintya láwurú purlká nhintya
Láwurú lithírkithirké
Purlká nhintya láwurú.

He was still so ill as the fire had burnt his stomach. As he was looking at the lake he turned into a Knob-tailed Gecko, because he had been burnt by the fire. He saw that on the other side of the saltlake, there lay a huge sandhill. He went up on top and looked around the area. He was looking for a place. Where could he go down below the ground to rest for good? He was still sick from having been burnt by the fire, and his tail had dropped off.

9a. Purlká nhintya láwurú lithírkithirké
Purlká nhintya láwurú lithírkithirké.
10. Tyárlara tyárlara ruté
Ya tyárlara tyárlara rut’
Yadngadnámpa kákyara runté.
10a. Yadnadnámpa kalyáRa luntáyi
Yadnadnámpa kalyáRa luntáyi
Yátyalára tyarlára luntáyi
Yátyalára tyarlára luntáyi
Yadnadnámpa kalyáRa luntáyi.

At last he found a place to camp. He went to lie down below the ground, he dug himself below the ground, he then pronounced a curse, a magic spell at the place. (The singer does not include the spell, which he describes as having been given to him by his father. It refers to what had happened to the Gecko. It could only be directed against men.)

Domani sarà pubblicata la terza e ultima parte dell’articolo.

Autore dell’articolo:
Aldo A. Magagnino
Traduttore Letterario/Freelance EN-FR>IT
Alezio (Lecce)