La traduzione dal mio punto di vista

 Categoria: Traduttori freelance

“Non si traducono parole”. Questa affermazione, con cui ho iniziato il mio percorso universitario, all’inizio mi scioccò. Ma dopo anni immersa nello studio e nella pratica della traduzione posso finalmente concordare: non si traducono parole, ma concetti. Ogni lingua, oltre ad avere una propria grammatica, ha anche un modo di scrivere, di esprimere i propri pensieri, di fare allusioni, che è suo, solo suo. Inimitabile oserei dire. Di fronte alla necessità di tradurre un testo, queste caratteristiche sembrerebbero quindi insormontabili, ma non è così. Bisogna solamente conoscere i segreti di ogni lingua e saperli riportare in un altra.

Tradurre è creatività; equivale a trasportare i pensieri di un autore in una lingua non sua, facendoli sembrare il più naturali possibile. La traduzione è perfetta laddove non è possibile riconoscere un lavoro di traduzione, di trasformazione del testo, di manipolazione di esso; quando il testo tradotto sarà esattamente come se fosse stato originariamente scritto in quella lingua, allora la traduzione avrà raggiunto il suo scopo. E il traduttore? Beh, questo personaggio scaltro e instancabile ha le chiavi di due mondi che riesce a mettere in comunicazione con il suo sapere, la sua esperienza e la sua mano.

E’ l’unico che conosce gli ostacoli superati, le ore passate per tradurre un singolo concetto, i sottintesi da riprodurre. E quando penso al ruolo di traduttore, mi torna in mente un’altra frase con cui questa volta ho finito il mio percorso universitario: “senza i traduttori, la Babele di lingue che è il mondo non si capirebbe”. E io sono fiera di poter dire di sapere le lingue, di poter mettere in comunicazione persone che altrimenti non potrebbero comunicare.

Autrice dell’articolo:
Tiziana Calà
Mediatrice linguistica interculturale,
Forlì