Il traduttore: un “artigiano” sconosciuto

 Categoria: Traduttori freelance

Quando ho espresso il desiderio di diventare traduttrice di professione mi è stato chiesto: “perché tradurre e studiare per tradurre quando esiste Google Translator?”. Questo la dice lunga su quanto la figura professionale del traduttore sia effettivamente poco conosciuta e soprattutto riconosciuta a livello generale, ai non “addetti ai lavori”.

Tradurre può sembrare una semplice procedura meccanica, addirittura automatica per la quale il significato di una parola in una lingua si esprime in un’altra lingua con un’altra parola, quindi la traduzione si riduce a una semplice equazione matematica – e chi meglio di un computer può svolgere questa operazione?

Quando leggiamo un libro di un autore straniero, quando cerchiamo di capire come far funzionare il robot da cucina nuovo di zecca prodotto in Germania, quando cerchiamo le indicazioni di posologia di un medicinale, siamo sicuri che il testo che leggiamo nella nostra madrelingua sia frutto di un freddo calcolo elettronico?

Naturalmente per tradurre un concetto da una lingua all’altra dobbiamo sapere che in genere una parola in una lingua corrisponde a un’altra parola nell’altra lingua, ma anche ipotizzando di imparare a memoria un dizionario inglese – italiano/ italiano – inglese – e magari superando il numero di parole e locuzioni offerte da Google Translator – non ci si può definire traduttori.

Il punto iniziale del lavoro del traduttore è innanzitutto capire il testo nella lingua di partenza, comprenderne il significato.  Oltre alla lingua di partenza quindi è necessario conoscere il contesto in cui il testo da tradurre è stato redatto.

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Autrice dell’articolo:
Laura Pezzotti
Dottoressa in Mediazione Linguistica e Culturale
Aspirante traduttrice EN -DE > IT
Iseo (BS)