Il traduttore: l’anello tra lingue e culture (4)

 Categoria: Traduttori freelance

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La Real Academia Española de la Lengua definisce il termine “cultura” come “l’insieme dei modi di vivere, dei costumi, la conoscenza e il livello di sviluppo artistico, scientifico, industriale, in un’epoca, gruppo sociale, etc.” l’ultima espressione di tutte le culture è la lingua, e il traduttore è l’elemento mediatore che funziona da vaso comunicante. Come è stato menzionato anteriormente, il fatto che ratifica questa affermazione è che da tempi remoti una delle forme più efficaci di colonizzazione è sempre stata l’imposizione di una lingua. Lingua e cultura formano un tutt’uno indivisibile, non si può comprendere l’una senza l’altra. In questo modo, la traduzione suppone una porta aperta alla comunicazione tra popoli e culture, trasformandosi nella principale via per ricevere informazioni aggiornate di tutto ciò che accade al di là della nostre frontiere.

In questo contesto, le ultime tendenze traduttologiche sviluppano il concetto di “interculturalità”, cioè, enfatizzare il fatto che il traduttore deve possedere un’ampia conoscenza sulle similitudini e le differenze che si apprezzano tra una cultura e l’altra, quella della lingua d’origine e quella della lingua meta. A questo proposito, Jenny Brumme, professoressa dell’Università di Pompeu Fabra di Barcellona, afferma il seguente:

“Durante le ultime decadi, gli studi dedicati alla traduzione si sono soffermati sulla necessità di concepire questa attività come un processo di comunicazione interculturale [...]. Non si intende più il traduttore come un mero trasmettitore tra due lingue, bensì come uno specialista bi o multiculturale che deve ricreare, in una determinata situazione, per una cultura meta, un testo impregnato di una cultura d’origine. Con l’aiuto di un sapere culturale più ampio possibile, deve poter distinguere tra le realtà dell’autore, quella di sé stesso e quella del cliente / recettore [...]. Il sapere interculturale abbraccia la totalità delle conoscenze sulle similitudini e le differenze tra due o più culture, ovvero, non solo comprende le conoscenze dei contrasti più o meno forti, ma anche il sapere in aree dove non c’è da aspettarsi nessun conflitto grazie alle caratteristiche comuni delle culture” (Brumme, 2006: 1-11).

Brumme conferma un aspetto molto interessante e spesso dimenticato dall’insegnamento della disciplina della traduzione e la interpretazione: il fatto di osservare non solo ciò che differenzia due testi, ma anche ciò che li accomuna, che li rende simili, con l’obbiettivo di poter svolgere come lavoro previo un’analisi contrastiva completa, sulla quale si basa la ricerca del tanto desiderato adattamento culturale. Questa autrice descrive tutti i fattori che deve tener presente un buon traduttore per conseguire questo adattamento, perciò studia un metodo basato sull’analisi della funzione prevista per il teso nella cultura meta, la familiarità o l’estraneità del lettore meta davanti ad elementi concreti della cultura di origine, così come la necessità o no di adattare il genere testuale secondo le norme vigenti nella cultura meta:

“Per prima cosa bisognerebbe determinare la funzione prevista per il testo, che si deve tradurre, nella cultura meta. In secondo luogo, per ciascun testo o genere testuale concreto, in quale misura gli elementi specifici della cultura di origine si ritrovano nell’esperienza quotidiana e le conoscenze acquisite dal cliente / lettore meta o in quale misura sono estranei al recettore meta.  In fine, il traduttore dovrebbe decidere se “il diverso/estraneo/alieno” nel testo di partenza riveste una funzione importante nel testo meta, o se sia necessario adattare il testo alle norme del genere testuale meta per mantenere la funzione del testo di partenza” (Brumme, 2006:22-30).

Dunque, la traduzione è un processo complesso nel quale il traduttore deve studiare l’originale e il suo contesto, prestando particolare attenzione al periodo storico nel quale è stato prodotto, la società nella quale si trovava, la biografia dell’autore originale e tutti i fattori socioeconomici che lo circondano.  Ciò significa che non è sufficiente conoscere con rigore la lingua e le sue funzioni per essere un buon traduttore. Non basta solo questo. In conclusione, per il suo importante compito come mediatore culturale, il traduttore deve essere il primo ad acquisire consapevolezza che il suo lavoro ha implicazioni che vanno al di là del semplice esercizio traduttologico, valorizzando l’importanza delle sue strategie e delle decisioni prese durante il processo di traduzione.

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Fonte: Articolo scritto da Nuria Ponce Marquez (Universidad Pablo di Olavide, Sevilla) e pubblicato nel luglio 2007 sul numero 13 di “Tonos”, rivista elettronica di studi filologici

Traduzione a cura di:
Daniela Montalbano
Traduttrice SP>IT / IT>SP
Caltagirone (CT)