Il traduttore: l’anello tra lingue e culture (3)

 Categoria: Traduttori freelance

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Nel corso della storia della traduttologia, i traduttori hanno sempre pensato a quale fosse il modo migliore per portare a termine una traduzione perfetta.  Nella sua Carta sobre el arte de traducir, Lutero esponeva già nel secolo XVI le difficoltà sopraggiunte durante la sua traduzione della Bibbia.

“Non è stato facile tradurre per offrire un tedesco puro e chiaro. Capitava spesso di dover cercare e di dover soffermarci durante quindici giorni, o per tre o quattro settimane, su una sola parola, senza trovare un’immediata risposta. Al momento di tradurre  il libro di Job, Melanchton, Aurogallus e io lavoravamo in modo tale da riuscire a malapena a finire tre righe in quattro giorni… Adesso è in tedesco ed è concluso; chiunque può leggerlo ed esaminare il testo; si possono leggere tre o quattro  pagine senza alcuna difficoltà e senza incontrare il minimo intoppo…” continuando aggiunge: “ Non è la letteratura latina che deve essere esaminata per sapere come si parla in tedesco…, ma bisogna chiedere alla madre che sta in casa, ai bambini per strada, all’uomo comune al mercato e osservare la loro bocca per capire come parlano, così da tradurre in questa forma; quindi comprendere e osservare che è con loro che si parla il vero tedesco” (Peláez, 1997: 1).

Con questa affermazione, Lutero confermava il processo traduttologico che tutti i professionisti devono seguire prima di iniziare con il loro lavoro di traduzione, ovvero, il traduttore deve stabilire una fase di comprensione nella quale deve stabilire quel è il senso del testo originale. Mentre redige, è normale che al traduttore sorgano dei dubbi non solo in merito a una sola parola, ma anche, a volte a un’intera frase. Precisamente è questo il fattore chiave per qualsiasi buon traduttore: il dubbio.  Ed è proprio il dubbio il grande alleato del traduttore. Quando il professionista dubita, scende dal suo piedistallo della superbia e si rende conto di trovarsi davanti a una dura sfida che deve superare nonostante i molti anni di esperienza. L’orgoglio, sopraggiunto per volere superar questa disfida, porta il professionista a dover investigare e mettere in chiaro quali sono le locuzioni idiomatiche più pertinenti alla lingua di arrivo. Il professionista deve sempre chiedersi se la locuzione e/o le locuzioni che sta utilizzando saranno identificate come proprie dai recettori del testo meta. Questo è il vero compito di adattamento ed il vero obbiettivo che si raggiunge dopo una lunga formazione che continua durante tutti gli anni di esercizio professionale e che, personalmente, credo che mai finisca.

Il traduttore è, dunque, nient’altro che responsabile di un messaggio, che probabilmente non fu concepito per essere tradotto, che effettivamente si traduce verso una lingua meta senza provocare senso di stranezza ai parlanti di quella lingua. Per riuscirci, il traduttore deve immergersi sino alle viscere del testo originale e lasciarsi impregnare da tutto il carico culturale che il testo vuole trasmettere per tornare di nuovo a risorgere dalle sue ceneri con il fine di adattare tutto il messaggio a una cultura meta totalmente diversa. Tutto questo implica che il traduttore non si eriga solamente come un mero trasmettitore di parole, bensì come un vero anello, una connessione tanto versatile da intrecciare due culture diverse.

Il professionista adotta così la funzione di anello invisibile, giacché, il buon traduttore deve essere capace di adattare un messaggio espresso in una lingua d’origine a una lingua meta impregnata da una cultura totalmente differente senza che il recettore si renda conto di trovarsi davanti a una traduzione.  Per questa ragione, il vero obbiettivo di qualsiasi traduttore è quello di mantenersi invisibile agli occhi di un recettore meta che concepisce il testo come un prodotto nuovo e non come un prodotto che ha sofferto un processo di trasformazione.

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Fonte: Articolo scritto da Nuria Ponce Marquez (Universidad Pablo di Olavide, Sevilla) e pubblicato nel luglio 2007 sul numero 13 di “Tonos”, rivista elettronica di studi filologici

Traduzione a cura di:
Daniela Montalbano
Traduttrice SP>IT / IT>SP
Caltagirone (CT)