Il sapore di una cosa ben detta

 Categoria: Traduttori freelance

“Una cosa ben detta conserva il suo sapore in tutte le lingue”, diceva John Dryden nel 1668.
Ma cosa si cela dietro una parola di uso così comune come “lingua”? Questa piccola parola, simbolo apparente di differenza, cela in realtà un significato di comunanza.
La parola lingua deriva, infatti, dalla radice indoeuropea *dngwa-: questo strano miscuglio di consonanti, utilizzato millenni or sono per descrivere l’organo della parola e al tempo stesso, il complesso ed astratto concetto di linguaggio, ha dato origine poi alle parole che in tutte le lingue europee descrivono ancor oggi lo stesso concetto. Passando attraverso il latino dingua, poi evolutosi in lingua grazie al contatto con il dialetto sabino, questo antico suono echeggia ancora nel vocabolo inglese tongue, nel tedesco Zunge, nel francese langue, nel rumeno limba e nello spagnolo lengua. L’etimologia di questo vocabolo ci dimostra quindi che anche dietro quella che sembra un’insormontabile differenza, quale può essere appunto la barriera linguistica, si cela in realtà un’antica radice comune.

Lo scopo della traduzione si potrebbe quindi definire proprio come la ricerca di questa primitiva unità. Nell’era delle grandi comunicazioni, comunicare è importante, ma è fondamentale comunicare bene.
Non basta infatti tradurre in maniera meccanica, letterale, perché si rischia di tradire il senso profondo di un testo, il suo spirito: “Tradurre è anzitutto comprendere, ma non è poi semplicemente riprodurre quanto si è compreso”, scrive Benvenuto Terracini (“Il problema della traduzione”, 1983). Per comprendere una lingua, bisogna conoscere il popolo che la parla, la scrive e la vive: per questo per il mio lavoro di traduttrice dal francese, ritengo fondamentale la mia esperienza di vita, studio e lavoro in Francia, che mi ha permesso di vivere appieno questa lingua meravigliosa, che difficilmente si lascia imbrigliare da scarne strutture grammaticali, dove le eccezioni superano le regole e rendono questo linguaggio così vivo.

Tradurre: dal latino traducere, condurre, trasportare. In accordo con l’etimologia di questo verbo, mi piace dunque immaginare la traduzione come un veicolo ideale che ci può permettere di valicare le frontiere della differenza linguistica, per avvicinarci ad altri popoli. In una traduzione ben fatta le differenze diventano una ricchezza, non un ostacolo alla comprensione, ma anzi, il mezzo che ci permette di riscoprire le radici comuni che avvicinano culture così lontane geograficamente, ma così vicine nella loro umanità, e così valorizzate dalla differenza.
Solo così allora, una cosa ben detta potrà davvero conservare il suo sapore in tutte le lingue.
Anche tradurre è, come far musica e poesia, come dipingere un quadro e scolpire una statua, sforzo e anelito di conquistare e di possedere la propria realtà. (Manara Valgimigli).

Autore dell’articolo:
Francesca Romana Valente
Archeologa
Traduttrice FR>IT
Roma