Divagazioni su traduzione e traduttore

 Categoria: Traduttori freelance

In un’epoca in cui tutto è globalizzato, in cui le distanze si avvicinano, mentre forse le persone si allontanano, la traduzione occupa un posto di prim’ordine, fondamentale per il buon andamento e il successo di un affare, di un incontro, di un vertice. Tutto si basa sulla traduzione: se i grandi si incontrano per decidere le sorti del pianeta, beh, ci vuole qualcuno che traduca, ed ecco che entra in scena l’interprete; la diffusione della cultura internazionale, della letteratura per esempio, è possibile grazie alle traduzioni, e qui ecco che fanno capolino i traduttori. Insomma siamo circondati da traduzioni, di ogni genere e tipo, in tutti i campi, dappertutto. E dire che molti non sanno neanche quello che facciamo, se poi vai a dire loro che hai una laurea in traduzione pensano che ti voglia dare delle arie per non dire che hai fatto lingue, insomma credo che ci sia tanta confusione attorno a una professione che è centrale, molto dinamica e fondamentale negli anni a venire. Ci vedono come degli alieni, con la testa china sul computer, lontano da tutti e da tutto, in un angolino di casa fatto apposta per noi. Soli, sfiniti per via delle ore davanti a uno schermo, sommersi dai dizionari, e con una tazza di caffè che ci fa stare svegli nelle nottate di lavoro. Eh sì, perché il bello, e a volte il brutto, è proprio questo: quello del traduttore è un lavoro “autogestito”, non ci sono schemi, un giorno lavori 23 ore, un altro una, un altro puoi andare al mare, poi lavi, stiri, cucini, porti i bimbi a scuola, fai letti, e poi di nuovo full immersion in questo universo bellissimo, che ti fa amare quello che fai, perché è sempre diverso, mai monotono, sempre stimolante, ti permette di imparare, di sapere, di conoscere, e dove lo trovi un altro lavoro così? Come potrei immaginare un ufficio e otto ore di calcoli Excel? No, non fanno per me, io sono per la creatività, per la conoscenza, per il sapere.

Quello del traduttore è l’esempio di come non si finisca mai di imparare, e menomale, imparare ti fa stare vivo, ti mantiene giovane, ti fa amare la vita, ti fa prendere posizioni, ti fa pensare, e dunque essere. Ho sempre pensato che la cultura, quella vera, ti aiuta a essere libero, libero di pensare, fare, agire. Forse sarebbe meglio un ufficio, otto ore e poi chiudi la porta, torni a casa e pensi ad altro, invece no, ho scelto di essere online venti ore al giorno, di controllare la posta infinite volte nelle ventiquattro ore, ho scelto di stare sempre all’erta, con le antenne ben dritte sul mondo, ho scelto di controllare le e-mail, poi di cucinare, e tra un soffritto e l’altro ricontrollo la mail, poi aspetta, vado a prendere i bimbi a scuola, torno e apparecchio, mangio, lavo i piatti e di nuovo al pc, ma nel frattempo la posta l’avrò controllata altre dieci volte, perché non si sa mai che in questo frangente non passi il treno della mia vita, … eh sì, il treno della vita, lo aspetto sempre, lo aspetto ancora quel treno, mi dico, prima o poi passerà, e io voglio essere presente.

Autore dell’articolo:
Ada De Micheli
Traduttrice freelance ES-FR>IT
SSLMIT Forlì
Salve (Le)