Come seppi di essere sulla strada giusta

 Categoria: Traduttori freelance

Devo ancora incontrare chi, da bambino, alla domanda: “E tu, cosa vuoi fare da grande?” rispondeva con convinzione: “Il traduttore.”
Per quanto riguarda me, ero determinata a diventare una ballerina. Come schiere di bambine, ai miei tempi. Soltanto l’acume materno, vista la mia pressoché totale mancanza di coordinazione, ha evitato un inutile dispendio di fondi ed energie.

Dev’essere successo quel giorno particolare, dunque, mentre impalata davanti ai voti finali dell’anno scolastico, il quarto del liceo linguistico, prendevo coscienza della situazione: bocciata, senza se e senza ma. Sembrava una schedina del Totocalcio, e non avrei potuto in tutta sincerità darne il merito a nessun altro che non fossi io. Succede, a quell’età, di decidere improvvisamente di fare un vero dispetto ai genitori, e di farlo, in effetti, unicamente a se stessi. Quello era stato il mio caso. Bocciata, l’anno da ripetere in una classe diversa, senza i miei compagni e le mie amiche del cuore. Bel capolavoro, avevo messo insieme!

Ma, un momento…la schedina sembrava contraddirsi in un paio di punti. Cosa ci facevano, lì in mezzo, un 9 in inglese e un 8 in tedesco?
Sulla mesta via di casa, mentre mi figuravo lo sguardo deluso di mia madre e quello imbufalito di mio padre, cominciò a farsi strada un’altra immagine. Ero io, ormai adulta, impegnata in una carriera molto soddisfacente che avesse per ingrediente base le lingue straniere.

In che modo avrei contribuito alla comprensione tra i popoli? All’epoca, andava molto di moda anelare a un posto da hostess di volo, e devo confessare di averci pensato. Sì, ci avevo pensato senza fare i conti con la mia statura: un metro e cinquantotto sui documenti; un metro e un fagiolino nella realtà.

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Autrice dell’articolo:
Luigia Pantalea Rovito
Traduttrice
San Lazzaro di Savena (BO)