Come seppi di essere sulla strada giusta (2)

 Categoria: Traduttori freelance

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Per dirla con quel genio assoluto di Woody Allen: “Sopra uno e sessanta puoi essere proprietario terriero. Sotto uno e sessanta ti ci vuole un permesso speciale dello Zar” [1].

La fatina del Buon Consiglio mi venne in aiuto, indicandomi la strada della traduzione e dell’interpretariato. Volevo con tutte le mie forze aver a che fare con le lingue ogni giorno della mia vita, e intrapresi quello studio senza esitare. Con una media degna di una che ha la stoffa, giunsi a diplomarmi col massimo dei voti, e fu con determinazione e un frizzantino senso di sfida che accettai il primo lavoro: la traduzione dall’inglese di un volume sull’Inquinamento indoor.

Eseguita con la pazienza di un amanuense, quella traduzione mi fece capire fino a che punto mi trovassi a mio agio a lavorare da sola, in uno spazio che fosse solo mio, in compagnia di valanghe di parole da rendere comprensibili a chi ne avesse bisogno. È un po’ una missione, quella di noi traduttori, una missione nobile, oso dire, fatta di ricerca continua, di lunghi momenti fermi su un’espressione a decidere se sia proprio quella giusta, di orari impazziti per giungere a consegnare in tempo e in forma perfetta. Ed è grazie a noi traduttori se opere immortali scritte da geni lontani, o anche, più semplicemente, manuali delle istruzioni del forno a microonde riescono a raggiungere ogni singolo abitante del pianeta che ne richieda la comprensione.

Bisogna essere un po’ orsi, è vero, e amare tanto il proprio angolino e la tazza fumante di caffè che contribuisce a darci la carica, ma il risultato è, secondo la mia personalissima opinione, elettrizzante.
Ringrazio di cuore, dunque, quella schedina che ha acceso i riflettori sul sentiero da intraprendere, rendendomelo chiaro, impossibile da ignorare.

Autrice dell’articolo:
Luigia Pantalea Rovito
Traduttrice
San Lazzaro di Savena (BO).

[1] Da “Love and Death” (Amore e Guerra), 1975