Autore di un testo o semplice tecnico?

 Categoria: Traduttori freelance

Si è menzionato più volte quello che dovrebbe fare questa figura che ha la grande responsabilità di caricarsi del peso del termine “tradurre”. La cultura americana e anglosassone moderna attribuiscono un’importanza maggiore all’autore del libro, testo, etc. : è l’autore che, attraverso la sua opera, si esprime liberamente, mentre il traduttore fa un lavoro di seconda categoria: “solo il testo straniero può essere l’originale, la copia autentica[...] mentre la traduzione è derivata, fittizia, potenzialmente un copia falsa.” (Venuti L.2008). E, per supportare questa visione, un obbiettivo importante consiste nel “dissimulare nel testo tradotto la presenza dell’autore: in questa maniera l’opera può essere scambiata come l’originale” (Venuti L. 2008). La posizione moderna del traduttore si delinea come un lavoro tecnico e alcune volte anche psicologico. Una posizione dove il traduttore passa come invisibile, come già affermò William Trusk(1900-80), il traduttore realizza un’acrobazia tecnica e un lavoro psicologico come quello di un attore: “prendere qualcosa che non è tuo e renderlo come se fosse tuo” (Honing 1985:13) o come altri autori affermano con altre parole “reprimere la propria personalità” o “non manifestare la propria personalità” e, di fatto, ci sono state opere dove il traduttore neanche è stato citato, come nella versione Pinguin Classic di Anna Karenina del 2001. (Venuti L.2008)

L’autore ha concretamente i suoi meriti e diritti ma il compito del traduttore non si può dare così per scontato giacché, come dice Susan Bassnet, “sia l’opera originale che la traduzione sono viste oggigiorno come prodotti della creatività dello scrittore e del traduttore” (Susan Bassnet 2013). Inoltre la traduzione prevede in molti contesti un lavoro di carattere culturale non indifferente e ciò non può essere un lavoro solo tecnico o nel quale il traduttore non mette la propria personalità. E’ lui quello che decide i metodi di traduzione, in che maniera il messaggio, lo stile e le caratteristiche del testo possano provocare le stesse reazioni in un altro tipo di pubblico. Per esempio, un libro in spagnolo che contiene discorsi in dialetto o battute che si riferiscono a certi tratti specifici propri della cultura dello Stato dalla quale proviene l’autore, non possono essere tradotti letteralmente perché non avrebbero senso per il lettore italiano; per questo si può dire che il traduttore, di fatto, andrà a riscrivere il testo un’altra volta, con battute e dialetti più familiari alla cultura di destino della traduzione. Non avrà l’originalità dell’idea che ha creato il libro in primo luogo, ma c’è un altro tipo di originalità, un altro tipo di processo creativo.

Per concludere, citando le parole di Bassnet, scrittura e traduzione “hanno obbiettivi differenti. E’ responsabilità dello scrittore concretizzare la parola in una forma ideale e immutabile ed è compito del traduttore liberare queste parole dai loro limiti linguistici e permettergli di vivere un’altra volta nella lingua nella quale sono tradotte” (Susan Bassnet 2013).

Autore dell’articolo:
Alberto Lo Iacono
Aspirante traduttore
Milano