Si può tradurre una cultura?

 Categoria: Tecniche di traduzione

Alla domanda: “Sei straniero?” sentiamo spesso la risposta “sì”. È un quesito che ci sorge spontaneo ogni qualvolta incontriamo una persona extracomunitaria. Nessuno credo si sia mai chiesto: “Chi è più straniero di me?” oppure “Lui, è straniero tanto quanto me?”

Penso che nessuna persona si sia mai posta queste domande, perché analizzando l’aggettivo poc’anzi citato, comprendiamo che ci basterebbe la conoscenza anche di una sola lingua straniera per capire che siamo tutti uguali per certi aspetti, tutti diversi per ben altri ma nessuno tra noi è straniero perché il conoscere le lingue straniere ci permette di apprendere la presenza di varie culture; di conseguenza “adotteremo” la conoscenza e la valenza di un popolo, poi di un altro e così di un ennesimo, al fine di sapere globalmente di quante lingue, perciò di quante culture, quindi di quante civiltà si compone il mondo in cui viviamo. Si potrà quindi affermare che più lingue si sanno, più traduzioni si possono redigere, ma il sogno più grande da realizzare rimane “fermo” in un quesito: si può tradurre una cultura?

Qualcuno dirà di sì, qualcun altro risponderà negativamente, qualche altro ancora non vorrà o non saprà dare un responso. Se riusciremo tutti insieme ad effettuare questo tipo di traduzione, evidenzieremo le fondamenta per oltrepassare i confini della nostra cultura: l’importanza di conoscere più lingue straniere, perciò l’esistere di più mondi nella vita di un unico mondo.
Leggere, scrivere, parlare e tradurre da una lingua all’altra ci farà credere che tutte le culture si “affacciano” a madre cultura ovvero quella universale, sempre e mai straniera.

Autrice dell’articolo:
Vanessa Dal Lago
Traduttrice/Corrispondente in lingue estere
Verona