La traduzione intralinguistica

 Categoria: Tecniche di traduzione

Quando si sente parlare di traduzione, viene naturale pensare a quella che opera tra due lingue differenti. Ne esiste, però, un’altra tipologia, troppo spesso trascurata dai cosiddetti translation studies, sorti negli anni Ottanta per indagare la traduzione quale disciplina autonoma e oggi imprescindibili per ogni approccio traduttivo. Si tratta della traduzione intralinguistica, definita per la prima volta nel 1959 da R. Jakobson all’interno del suo saggio On Linguistic Aspects of Translation. Egli distinse tre tipi di traduzione, quella “intralinguistica o riformulazione”, quella “interlinguistica o traduzione propriamente detta” e quella “intersemiotica o trasmutazione”. Se le tre definizioni risultano chiare, la maggior parte degli studiosi della traduzione preferisce concentrarsi sulla traduzione propriamente detta, ovvero quella interlinguistica, come se le altre due tipologie non fossero davvero rilevanti all’interno della disciplina. Certo, i translation studies non le escludono, ma si riscontra una carenza di studi empirici e trattazioni in merito.

Ancora oggi non vi è una differenziazione precisa ed esauriente tra la traduzione che avviene tra due lingue diverse e quella che avviene all’interno della stessa lingua; allo stesso modo non esiste una descrizione sistematica di parametri e criteri che caratterizzano la seconda. Innanzitutto, non è nemmeno stato definito un termine preciso e da tutti accettato per riferirsi a essa, poiché, per citarne solo alcuni, si può parlare di traduzione intralinguistica, diacronica, intertemporale, oppure di modernizzazione, parafrasi, adattamento, rifacimento. È chiaro, quindi, come vi sia ancora molta strada da fare affinché questa tipologia di traduzione acquisisca una posizione rilevante all’interno dei translation studies. Eppure, tale fenomeno ha un’importanza storica e culturale tale da non poter essere ignorata, poiché l’inevitabile evoluzione delle lingue rende difficile anche ai parlanti della medesima lingua testi redatti in un passato lontano e che si fanno via via di più difficile comprensione.

Se nella traduzione interlinguistica la differenza tra le due lingue costituisce l’ostacolo che il traduttore ha il compito di superare, nella traduzione intralinguistica il testo fonte e la sua traduzione sono divisi da una sorta di barriera temporale. Jakobson propose una distinzione di tipo sincronico, ma la dimensione diacronica è fondamentale per trattare la traduzione intralinguistica, poiché è necessario che vi sia uno scarto cronologico tra la lingua del testo fonte e quella della traduzione. I due problemi principali, tuttora non adeguatamente risolti, sono stabilire quando la lingua in cui è redatto un testo è arcaica a tal punto da necessitare una traduzione in una forma più accessibile e determinare quando la lingua di partenza ha subito un’evoluzione tale da essere considerata una lingua diversa.

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Autrice dell’articolo:
Gloria Mambelli
Traduttrice EN>IT
Verona