La traduzione audiovisiva

 Categoria: Tecniche di traduzione

La traduzione audiovisiva (talvolta indicata con gli acronimi TAV o AVT, dall’inglese Audio Visual Translation) è anche definita “screen traslation”, dove il termine “screen” (schermo) enfatizza il canale di trasmissione del prodotto audiovisivo, in particolare la TV, il cinema e lo schermo videoproiettore (Karamitroglou F. 2000, p.1).
La prerogativa principale è che la comunicazione investa la multimedialità, cioè l’utilizzo simultaneo del canale acustico e del canale visivo. La traduzione audiovisiva deve, quindi, tener conto dell’interrelazione dei due canali.
Perché si possa parlare di “traduzione audiovisiva” è necessario che il prodotto audiovisivo disponga di un “testo”: la traduzione audiovisiva avviene, infatti, a livello del codice linguistico.

Non si tratta, però, di un semplice testo scritto: qualunque sia il prodotto audiovisivo (film, serie televisive, cartoni, spot pubblicitario, etc), il tipo di testo con cui avremo a che fare è un testo scritto per essere letto, che dovrà presentare dunque i caratteri dell’oralità e della spontaneità. Alcuni studi hanno dimostrato come esista un bilancio tra le forme standard (il rifiuto, in traduzione, di elisioni, di assimilazioni, della concordanza con i collettivi, della segmentazione delle frasi) e le forme colloquiali del parlato (la focalizzazione, l’uso preponderante di interiezioni, parole inventate, di cliché, di stereotipi, di slang e linguaggi settoriali, etc.). Problemi traduttivi di altro tipo (giochi di parole, uso simultaneo di più lingue, realia, etc.) accomunano la traduzione audiovisiva agli altri tipi di traduzione (letteraria, tecnica, etc.) e non sono da considerarsi problemi specifici della traduzione audiovisiva. Nella scrittura dei sottotitoli bisogna tener conto anche di regole orto-tipografiche come il corretto uso della punteggiatura, delle lettere maiuscole, dei tagli, che indicano, rispettivamente, i silenzi, il volume della voce, le pause. La focalizzazione può essere intesa come strategia traduttiva, intesa a precisare la qualità della voce (il volume, la natura del tono, etc.).

Spesso un prodotto audiovisivo contiene delle canzoni o delle strofe, definite tecnicamente “brusio” che, in traduzione, devono essere adattate in modo da essere conformi ai quattro tipi di ritmo poetico della retorica classica, in particolare il ritmo della quantità, il ritmo dell’intensità, il ritmo del tono e il ritmo del timbro.
In sottotitolazione e doppiaggio, le canzoni hanno spesso una funzione narrativa e richiedono nuove riprese (il traduttore fa ricorso a nuove unità di doppiaggio per la canzone) o nuovi sottotitoli. Se la traduzione è orientata a non-udenti, i sottotitoli riporteranno, in corsivo, anche il metalinguaggio (è il caso di “Fischi”, “Applausi”, etc.).

L’argomento verrà approfondito domani nella seconda parte dell’articolo.

Autore dell’articolo:
Monia Marra
Traduttrice EN>IT – RU>IT
Castiraga Vidardo  (Lodi)