La qualità di una traduzione (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

Il fatto che nel campo della letteratura una traduzione esatta e completa sia impossibile non significa, naturalmente, che non sia possibile una traduzione buona o anche molto buona, né che ciò non avvenga, anche se non molto spesso. Il punto fondamentale, secondo me, è ricordare che quello che viene tradotto è un contesto destinato a essere letto come un contesto, non un accumulo di parole ed espressioni con significati definiti e valori impressi.
È la vecchia storia dello spirito e della lettera. Naturalmente ci sono colpe ed errori del traduttore che rendono una traduzione insicura proprio nella sua essenza. Ci sono parole che significano una cosa specifica e sicuramente non qualcos’altro; ci sono espressioni usate in un modo specifico e certamente non in altri. Ma anche eventuali strafalcioni di questo tipo rovinano solo una traduzione che è già debole nella sostanza, mentre guastano soltanto, ma non distruggono, una traduzione che rende in modo convincente il tono e la struttura del testo e che rispetta la sua coerenza. Poche note sbagliate non rovinano una buona esecuzione canora, così come qualche nota giusta non salva un’esecuzione priva di musicalità.

Anche se questa verità può essere osservata e sottoscritta da qualsiasi persona competente, le traduzioni vengono fatte regolarmente proprio da persone che conoscono solo la lettera (se la conoscono), mentre lo spirito per loro è un mistero.
Il fatto che per giudicare e criticare le traduzioni vengano usati regolarmente gli stessi criteri pedanti, che in ultima istanza sono irrealistici – dato che sono criteri di correttezza piuttosto che di uso – non migliora le cose. Si usano varie categorie di errori: errori di negligenza, di affaticamento, di conoscenza, ecc., e gli errori “imperdonabili” vengono segnalati senza considerare la traduzione nel suo complesso.

Inoltre, ogni traduttore professionista sa che gli errori di un genere o di un altro sono quasi inevitabili in qualsiasi lavoro più ampio, a causa dell’ “affaticamento della parola” che si verifica a metà strada circa, se non per altre ragioni. Le anime grette riescono sempre a trovare errori di qualche tipo, e qualsiasi traduzione, come qualsiasi opera originale, può essere sviscerata e trovata non a prova di errore. Non ci vuole una qualifica per farlo, a parte un po’ di cultura e un po’ di malanimo.
Tuttavia, occorrono conoscenze letterarie e linguistiche per valutare le qualità essenziali di una traduzione, per vedere se un tono è stato reso o meno, e se i problemi complessi sono stati risolti o sono rimasti irrisolti. In altre parole, occorre di più per vedere se una traduzione è corretta nell’insieme, piuttosto che per stabilire se è corretta nei particolari. Questo è il motivo per cui le valutazioni delle traduzioni, nel vero senso del termine, sono rare, mentre cavillare con i dettagli è comune. Il che è un peccato, in quanto una buona traduzione ha sicuramente bisogno dell’incoraggiamento di una valutazione adeguata. E intendo adeguata, non solo un riconoscimento qualsiasi.

Autore dell’articolo:
Angela Federica Ruspini
Studentessa del master biennale in traduzione e traduttrice inglese/olandese > italiano
Saronno (VA)

(stralcio dell’intervento di Elsa Gress alla conferenza sulla traduzione letteraria, tenutasi a New York dall’11 al 16 maggio 1970, organizzata dal PEN American Center, tratto dalla tesi di Angela Federica Ruspini di diploma equipollente alla laurea in Scienze della mediazione linguistica presso la Scuola civica del Comune di Milano, marzo 2010)