Come tradurre la forma del pensiero? (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

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Il libro
La storia prende spunto da un evento molto semplice: per la prima volta nella sua vita il piccolo protagonista, Lars, dovrà fare la strada che porta a scuola tutto da solo. La madre gli indica la via, dritta e breve, attraverso un piccolo bosco, poi lo saluta, facendogli tutte le raccomandazioni del caso. Il bambino però sembra aver molta paura di restare solo, specialmente all’idea di dover attraversare il bosco. Prende così una decisione quantomeno bizzarra: fare tutta la strada camminando all’indietro, così da poter guardare la madre e la propria casetta finché può. Il resto del libro è tutto dedicato a questo strano “viaggio”: tutto è raccontato attraverso i pensieri, le riflessioni, i timori e i desideri del piccolo Lars. Lungo la strada varie figure, fantastiche, reali o forse soltanto immaginate, vengono incontro e incoraggiano Lars a proseguire nel suo viaggio, raccomandandosi in vari modi.

Riflessioni
Per quanto riguarda la differenza stilistica e formale della lingua scandinava, di seguito è riportato un sample di traduzione: si tratta della prima pagina del libro. La madre saluta Lars e gli raccomanda di fare attenzione. Nella prima colonna a sinistra la versione originale; nella colonna al centro una traduzione letterale e nell’ultima colonna la traduzione definitiva.

«Bare rett fram nå, Lars,» sier mor.

«Du kan veien.»

Jeg går baklengs og vinker til henne.

Hun står i vinduet og roper at jeg skal være forsiktig. Det er vanskelig å gå baklengs, men da kan jeg se henne.

«Før du aner det, er du der,» roper hun og skal til å lukke vinduet.

Lukker hun vinduet, kan jeg ikke høre henne. Da kan jeg ikke se henne heller.

«Adesso basta andare a diritto, Lars», dice la mamma. «La strada la conosci.»

Io cammino all’indietro e la saluto con la mano.

Lei sta in piedi accanto alla finestra e mi urla di fare attenzione. È difficile camminare all’indietro, ma così posso vederla.

«Prima che tu te ne accorga, sarai arrivato», esclama e fa per chiudere la finestra.

Ma se chiude la finestra non posso più vederla, né sentirla.

«Ora basta andare a diritto, Lars – dice la mamma – la strada la conosci.»

Cammino all’indietro, salutandola con la mano mentre lei, in piedi davanti alla finestra, mi urla di fare attenzione. É difficile camminare all’indietro, ma così posso vederla.

«Sarai arrivato prima che tu te ne accorga!», mi dice, e fa per chiudere la finestra. Ma se chiude la finestra non la posso più vedere, né sentire.

Anche chi non è familiare con le lingue scandinave potrà notare dalla tabella alcune differenze stilistiche fondamentali: in norvegese è comune usare periodi brevi, frasi semplici caratterizzate da una punteggiatura frequente e monocorde (il punto e la virgola: raramente vengono utilizzate forme più articolate come i due punti o il punto e virgola, nemmeno nei testi più complessi). In italiano questo tipo di struttura risulta ripetitiva, quasi fastidiosa (seconda colonna). La lingua italiana ha bisogno di periodi costituiti da più di una frase: essa ricerca l’armonia nei legami (congiunzioni, punteggiatura “morbida”), la musicalità nei rapporti fra le parole e soffre l’eccessiva concisione. Il norvegese invece funziona all’opposto: la cadenza ritmica del discorso si fa musica nella ripetizione, nella brevità, nella semplicità del periodo.

Un po’ come per l’inglese è la struttura della frase, fissa, inamovibile a orchestrare il concerto: soggetto, verbo, complemento, soggetto, verbo, complemento. Le regole della grammatica stabiliscono le regole del pensiero: breve, semplice, ritmico per i norvegesi; espanso, variegato, sinuoso per gli italiani. Il traduttore deve saper trovare la via di mezzo fra le due concezioni: dovrà saper mitigare la concisione scandinava (percepita come freddezza o aridità dal lettore italiano) con la complessità romanza (prolissità ad occhi germanici). Dovrà smussare gli angoli più acuti, tentando di rendere il testo familiare pur mantenendo l’impronta dell’originale.

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Autrice dell’articolo:
Valentina Fatichenti
Traduttrice dall’inglese e dalle lingue scandinave
Firenze