Annotazione grafica o “prise de notes”

 Categoria: Tecniche di traduzione

Per “prise de notes”, o annotazione grafica, si intende l’organizzazione degli appunti sul foglio, ovvero il modo in cui i diversi segni, i simboli, le abbreviazioni e gli altri elementi dell’annotazione vengono organizzati sulla carta. È fondamentale che un’interprete abbia la capacità di identificare, selezionare e ricordare idee importanti, omettendo tutto ciò che non è rilevante per la comprensione del discorso originale.
È bene chiarire fin da subito che, sebbene si possano individuare alcune norme di utilizzo generale, la prise de notes è stata definita un “sistema chiuso”, ovvero un sistema che deve comunicare soltanto con un’unica persona; l’annotazione è, quindi, del tutto personale.
In generale si dovrebbe annotare la macrostruttura del TP con i principali collegamenti logici chiaramente individuabili; ciò permette di avere una visione globale del testo. Si dovrebbero annotare, quindi, le parole-chiave, sotto forma di sigle, simboli, abbreviazioni o per esteso, che permettano all’interprete di ricostruire il discorso seguendo la trama del discorso originale. L’interprete è poi tenuto a rispettare l’impostazione scelta dall’oratore e le sue scelte strategiche e stilistiche.
Come scrive Valeria Darò, in Aspetti procedurali dell’annotazione grafica (Darò Valeria, Interpretazione simultanea e consecutiva – Problemi teorici e metodologie didattiche, a cura di Caterina Falbo, Mariachiara Russo e Francesco Straniero Sergia, Milano, Hoepli, pg. 289-298), i principali criteri della prise de notes sono:

1. Semplicità: sia i segni sia la loro organizzazione gerarchica devono essere tali da garantire l’annotazione di concetti evitando complicazioni o formulazioni tortuose.

2. Chiarezza: sia sul piano puramente grafico che di sistema le note sono organizzate in modo tale da “parlare” immediatamente all’interprete. I contenuti che esse veicolano devono subito attivare il processo di recupero dalla memoria cognitiva dei concetti uditi in precedenza.

3. Non ambiguità: sia sul piano puramente grafico che di sistema le note sono organizzate in modo tale da “parlare” immediatamente all’interprete.

4. Economia: più informazioni racchiude un segno, ovvero più “eloquente” riesce ad essere anche grazie alla sua collocazione funzionale e gerarchica sul foglio, tanto più economico risulta. L’economia riguarda anche la capacità di esprimere con un unico segno più concetti correlati per associazione semantica e anche la caratteristica di quest’ultimo di essere facile e veloce da scrivere, da rileggere e quindi da memorizzare.

Per quanto riguarda l’effettiva annotazione sul blocco, idealmente si attribuiscono al foglio degli spazi che verranno riempiti di contenuto; ogni spazio ha una propria funzione precisa per cui gli elementi che vi verranno inseriti assumeranno la funzione attribuitagli dal relativo spazio.
Normalmente si utilizza una tecnica di annotazione dall’alto verso il basso e da sinistra a destra, in base alla quale i vari elementi del discorso vengono isolati in tre punti diversi del foglio secondo la sequenza soggetto, verbo, oggetto.
Come afferma, infatti, Gillies:

“For the purpose of note-taking in consecutive interpreting an idea is a…
SUBJECT-VERB-OBJECT group.”
(Gillies Andrew, Note-Taking for Consecutive Interpreting – A Short Course, Manchester, St. Jerome Publishing, 2005, pg.37).

La seconda parte di questo articolo sarà pubblicata domani.

Autore dell’articolo
Viviana Quarto
Traduttrice e interprete EN-FR-RU>IT