Studi sulla traduzione basati sui corpora

 Categoria: Storia della traduzione

Con l’arrivo del XX secolo, per l’esattezza dalla seconda metà del Novecento, si è sentita l’esigenza di una disciplina che si occupasse interamente della traduzione e dei suoi problemi, atta ad individuare non tanto i meccanismi della lingua di partenza o di arrivo, ma i metodi traduttivi più efficaci per affrontare la vasta gamma di categorie testuali. Nasce, così, la traduttologia, la quale ha l’intento di raccogliere tutte le informazioni e le teorie relative alla traduzione. Dunque in questo periodo la traduzione iniziò ad essere analizzata in maniera più sistematica, anche se tale disciplina ha assunto diversi nomi nel corso del tempo. Dagli anni Cinquanta, per esempio, fino all’inizio degli anni Settanta, si è parlato della corrente tedesca Übersetzungswissenschaft, i cui studi sul processo traduttivo presentavano un taglio piuttosto scientifico. Si cercava di osservare tale processo tramite una serie di algoritmi, che consentissero in ultima analisi di offrire modelli linguistici da seguire nella traduzione. Nei successivi anni Settanta, invece, si sviluppò la corrente dei Translation Studies. Tale termine fu proposto per la prima volta dallo studioso e traduttore James S. Holmes, che intendeva indicare la nascita di una nuova disciplina volta alla ricerca sulla traduzione e capace di contrapporsi ai modelli proposti dai linguisti sino alla fine degli anni ’60. Tali modelli tentavano di definire il processo di traduzione, affermando che tutti i testi potessero essere tradotti seguendo le stesse regole, nonostante che ciò contrastasse con quanto poteva essere riscontrato nella realtà. I Translation Studies non sono interessati a prescrivere delle regole sulle modalità di traduzione, ma piuttosto a descrivere il processo produttivo e il suo prodotto.

I Translation Studies vengono suddivisi in tre aree: descrittiva, teorica e applicata. Gli studi di tipo descrittivo (Descriptive Translation Studies) osservano il processo traduttivo e come il testo prodotto viene fortemente influenzato dal contesto sociale, politico ed economico e recepito poi nella cultura d’arrivo. Gli studi di tipo teorico (Theoretical Translation Studies), invece, hanno l’obiettivo di formulare teorie e modelli atti a spiegare il processo traduttivo. Gli studi di tipo applicativo, infine, riguardano la formazione professionale dei traduttori nonché lo sviluppo di sussidi didattici. Quest’ultimo filone ha riscosso maggiore interesse soprattutto a partire dagli anni ’80 e ’90, durante i quali si è assistito anche al cosiddetto cultural turn, che pose grande enfasi sulla dimensione culturale insita nelle singole scelte, che si ripercuotono sul valore del testo tradotto nella cultura d’arrivo.

Domani sarà pubblicata la seconda e ultima parte di questo articolo.

Autore dell’articolo:
Elena Bartolucci
Traduttrice EN-DE>IT
Macerata